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Varie
ed
eventuali
((di cui
le varie sono
serie
e le eventuali
fa[ce]te
voi).
i
disegni sono di
Mauro Salati
Va in scena il "grasso del
prosciutto" di Elis Bassi...
E dopo
il libro, la pièce teatrale. Elis Bassi ha portato in scena -
una scena invero sobria, perfino scarna nelle forme quanto ricca di
midollo, di idee e atmosfere - Mi farà male il grasso del
prosciutto, il suo diario di umanità clinica e oltre, già
recensito (v. sotto) in questo spazio.
Nell'impresa l'autore si è avvalso della cooperazione di un team
di musicisti, tecnici di scena e ballerini, conferendo così alla
trasposizione teatrale del proprio lavoro
una prospettiva
multidisciplinare, corale, tale da aggiungere ulteriori vitalità e
spirito di comunione alle parole che già connotavano lo scritto come
una celebrazione dei valori affettivi e solidaristici del vivere.
Dal suo libro, Bassi ha travasato nella pièce - se possibile
acutizzandoli - i tratti di intensità (mai greve, tuttavia, semmai
lieve), "tragi-solari", perfino ludici, e li ha uniti con
un collante sonoro e gestuale di cui il tango, dove l'intreccio vita/morte è palpabile, è una metafora. Si è
cimentato lui stesso in quel genere musicale, creando sequenze
intrise di lotta tra pulsioni opposte, tra anelito vitale
e distruttività, una lotta tipica delle situazioni di rischio e di
dolore. Una vena di vita vittoriosa percorre tuttavia quasi
ogni momento della pièce: lo sguardo è fisso verso l'alba, e
anche le regressioni nostalgiche fungono da punti d'appoggio per
balzi in avanti, verso nuove scene esistenziali, sempre
all'insegna della sorpresa e della creatività.
Si diceva dei collaboratori, tutti palesemente coinvolti nei diversi
ruoli, dunque mai meri esecutori, bensì portatori di aggiunte
e di cifre personali: Andrea Ascolini ai fiati (v. la sua
pagina in questo sito), Mirco Panciroli Riccò (autore di alcune
canzoni evocative che ornano il lavoro) e Ovidio Bigi al piano,
Sergio Guidetti alla batteria, Marco Colli al basso, Franco Schiatti
alla chitarra, Francesca Seminara vocalist, Mauro Bertozzi e
Graziella Ferraccù voci recitanti, Umberto Federico e Cristina
Fava ballerini. La scenografia - essenziale e scaltra - è curata da
Franco Fajeti, luci e audio - compenetranti, in perpetuo movimento,
ma mai invasive - da Rita Tonini e Silvia Severi. La regia di Bassi
ha miscelato in modo efficace i diversi apporti e il
risultato, oltre che coinvolgente sul piano empatico, risulta
organico nell'assieme. Puntuali e vivaci le interpretazioni
musicali; scarna e incisiva la recitazione di Bertozzi,
più "patinata" ma ricca di gradevole musicalità quella di Ferraccù.
Un plauso, dunque, a questa discesa in campo teatrale del "musico
visuale" Bassi, e al GRADE (Gruppo Amici di Ematologia) che l'ha
sostenuta.
Il caso di Antonio
Fantozzi, ovvero: favole d'uomo tra il sacro e il
putrido
La
seconda escursione narrativa di Antonio Fantozzi, che segue
Francobolli dal Senegal (recensito in questa pagina, v. sotto) e
inaugura una trilogia di cui sarà interessante tener d'occhio gli
sviluppi, può definirsi un intreccio di favole noir
social-popolari (quest'ultimo aspetto potrebbe legittimamente
richiamare il film Riso amaro di De Santis). Non è un giallo,
Fantozzi, anzi, confuta il meccanismo del giallo citando Dürrenmatt
(che, per restare in t ema
di noir e socialità, di visuale ci ha lasciato un incredibile
disegno con Mazdak, riformatore zoroastriano del V-VI secolo,
conficcato a testa in giù nella terra), ma certamente non difetta
del senso di enigma, sospensione e incombenza che si
associa a quel genere. Ma qui c'è molto di più. Il "caso", il grumo
efferato e le situazioni di contorno (tutte scritte in modo
visuale, al punto che il libro si "vede" più che leggersi,
pregno di un iper-realismo che può ulcerare anche gli stomaci più
scafati) sono collocati e letti in un contesto antropologico
preciso, quello di una città - Reggio Emilia - che fuoriesce dal
testo come "svenduta", abbandonata a se stessa dai suoi capetti,
decimata nelle fibre. E si avverte, nitido quanto pudico, un amore
per il meglio di questa terra nel suo tempo perduto, senza
nostalgismi scontati, ma piuttosto con evocazioni della traditio,
sia essa quella dei vecchi vicoli e del grande fiume o quella
esoterica alla Guénon, severa contro il moderno "regno della
quantità".
Per l'intero corso del libro, Fantozzi nuota bellamente nelle
brutture ordinarie dell'oggi (e del sempre), ma la testa resta
fuori, ben piantata nel mondo delle idee, con le radici all'insù
come il mitico Yggdrasil. Anche le parti più dure, più scabrose ne
portano traccia. Idee viventi, lumicini dall'Oltre: bisogna vederli
però, leggere il libro controluce, se no si perde il meglio. E
per restare al piano antropologico, si potrebbe dire, senza
esagerare, che Il caso si candida ad essere il romanzo
antimafioso per eccellenza, lo spirito - meglio: l'antispirito -
mafioso vi è smascherato come uno stilema esistenziale che si annida
anche dove meno te lo aspetti, ed è impavido Fantozzi in questo, e
santamente impopolare quando non esita a includere alcuni
sviluppi della reggianità, come cifra di microumanità, tra quelli contaminati dallo
stilema dannato. In una chiosa extra-testuale ai risvolti delle
dinamiche del libro, l'autore ha scritto: "Faccio dire
all'assassino cose che mi sembrano importanti. E' come se fosse il
diavolo a parlare e dicesse: voi date sempre la colpa a me, ma al
vostro confronto io sono un chierichetto. I mostri siete voi. Io
resto sempre un passo indietro rispetto alla crudeltà dell'essere
umano. L'assassino dice di sè che il suo pensiero si è fatto
fascista. Ma se l'antifascismo è di maniera, è come un sonnifero,
addormenta la mente e il cuore e permette che tutto accada senza che
ce ne sia più coscienza. Così possiamo essere fascisti raccontandoci
la favola che siamo democratici. E allora la democrazia diventa una
superstizione, e può anche esitare in guerra. Di guerra parlo ne
Il caso, con la ragazza che alla fine si cuce la bocca perché non
ha più bisogno di mentire".
Ma torniamo allo stile del nostro. Fantozzi è un cultore di
jazz, e si sente. Ogni suo nucleo narrativo parte da un punto, si
svolge in una improvvisazione (l'inatteso è tra le cifre
palmari del libro), torna al punto di partenza, con sequenze di
parole ritmiche, battenti, o a grappolo come certi accordi di
pianoforte jazz (più alla Monk che alla Ellington, diremmo). E come
la musica afroamericana, Il caso unisce a un realismo
graffiante atmosfere surreali, talché si esce dalla lettura un po'
come dall'ascolto di The Black Saint And The Sinner Lady
del grande Mingus, le cui ceneri - sarà un caso?
- sono state per sua volontà disperse nel Gange, sacro e
putrido.
Andrea Ascolini:
Swinging Cool, uno spazio di fine energia musicale
Temi
azzeccati, frontali o sinuosi, in ogni caso mai scontati;
orchestrazioni dense e volatili; atmosfere elettrizzanti, con
brass section incalzanti, oppure criptiche, da albe foggy
a New York, in un gioco timbrico scaltro, quasi inesauribile.
Questo e molto altro ci regala Andrea Ascolini nel suo CD
Swinging Cool (Bastogi Music Italia 2010). Il
lavoro è introdotto dal riff bluesy - debitamente
swingato
- di Jazzbeat (Late Shuffle), un brano che si svolge con
lanci solistici godibilissimi e di cui esiste anche una versione
cantata - e molto bene - da Sandra Mongiovì, che è la compagna di
Andrea. Entro coordinate stilistiche affini, pur se intriso di
dolcezza e ariosità, diverse troviamo Reminiscing, un brano
che rappresenta bene - speriamo di non suonare troppo
didascalici annotandolo - la geometria plastica dell'animo
dell'autore. La cui tempestiva dinamica creativa esce allo scoperto
in Nice To Meet You, dalla metrica che pare risolversi in una
staffetta tra units sincopate che non mancano di inseguirsi e
accavallarsi, generando, anche grazie a un uso liberale di stop
e ritardi, un effetto di sorpasso continuo tra le note, di
inatteso aldilà ritmico.
A queste tipologie fanno da contrappeso alcuni pezzi che si
collocano tra il cool più quietista e il jazz
sinfonico. Ci riferiamo a Shamrock, Dry Ice, Bludino e
Ode To Jules Laforgue. Quest'ultimo, di intensa, lunare
eleganza, ci riporta alle prospettive meta-jazzistiche che Gaslini
ha indicato nella musica totale e, ancor più indietro nel
tempo, alla scelta di Ellington, nei '50, di consegnare a
desuetudine il termine jazz ormai inadeguato a classificare
le sue creazioni più soggettive e suggestive.
Swingin' Cool è sigillato da The Town Where You Live,
un pezzo da brividi, tanto nelle linee melodiche che
nei flussi armonici. Come un cristallo in movimento, o una nevicata
vissuta dal tepore di casa, The Town Where You Live
delicatamente congeda l'ascoltatore dandogli appuntamento per
altri affascinanti incontri con le architetture e le magie sonore di
Andrea Ascolini.
Pianoforte amico di
Francesco Menozzi, una fonte di alti suoni
E'
uscito per l'etichetta Bastogi Music Italia il cd di Francesco
Menozzi Pianoforte amico. Menozzi, docente e specialista di
musica liturgica, ha raccolto qui una serie di sue composizioni che
coprono un lungo periodo di tempo, e già questa scelta ha il pregio
di offrire all'ascoltatore, oltre che uno spaccato rappresentativo
delle successive fasi creative dell'autore, un'arte insieme
spontanea, gagliarda (quale
l'animus
giovanile sa produrre) e meditata, rifinita con la perizia e la
misura conseguite con gli anni. In nessun caso, tuttavia, Menozzi
perde la linfa originale per appiattirsi su intellettualismi
musicali, il che consente a ogni suo brano di suonare sorgivo.
Ecco allora che da Carillon - dalle tinte rag,
quasi una cavalcata verso la vita - il nostro trascorre al carattere
elegiaco di Canzone, un'aria pianistica davvero lieve e struggente.
Una levità costante nel CD e perfino "ammessa", come cifra
affettiva, in Lieve per mia madre. Gli affetti, del resto,
paiono sollecitare in modo notevole l'ispirazione dell'autore:
Volo d'amico e A Silvia, che chiudono la prima parte del
lavoro, sono dedicati rispettivamente agli amici "storici" e alla
moglie; il secondo introduce perfino elementi di chôrinho in
un tessuto musicale già spaziante da cantati sincopati a
progressioni neo-bachiane (molto amate da Menozzi, che le propone
con varianti estrose ma non manieristiche).
La seconda parte del CD si compone della suite Anthropos, che
percorre - o, se si vuole, accompagna - il cammino dell'uomo fino
alla tempestosa strettoia sonora di Passaggio, che si
spalanca subito sull'Oltre, sulla resurrezione poi evocata ne Il
viaggio continua - con un pathos a tratti decisamente
neo-romantico e, nell'epilogo non retoricamente trionfale, anche
contemporaneo (ma sempre con propensione alla conservazione tonale).
Chiude il CD un canto liturgico che è anche un tributo a un amico
trapassato, Dal profondo, interpretato
con intensità volutamente algida da Mariachiara, figlia di
Francesco.
Pianoforte amico, che si avvale di una efficace veste grafica
piovente colore e firmata dal creativo J.B. Van
Kaak, merita di essere ascoltato e meditato come soggetto di
pulsione musicale profonda e apicale.
Elis, Linfo e il grasso
del prosciutto
Mi farà male il grasso del prosciutto? Se lo chiede Elis
Bassi, fotografo e musicista, in un piccolo ma denso volumetto
patrocinato dal Gruppo Amici dell'Ematologia (GR.A.D.E.) di Reggio
Emilia. Si tratta, come lui stesso lo definisce, di un diario di
viaggio suo e del linfoma, "amichevolmente" chiamato Linfo in uno
dei frequenti attimi di ironia liberatoria che Elis, da sempre, sa
vivere e comunicare. Linfo esce perdente da una guerra durata un
anno circa, una guerra fitta di vittorie, rovesci e attese, ma
soprattutto
costellata da tocchi ed episodi di umanità vivissima, che non lascia
scampo alla sensibilità del lettore. Sembra che Elis sia riuscito,
sì, a ridere via il male con quel suo modo d'essere
caustico, ma anche a piangerlo via, con le sue lacrime - o,
forse, con quell'unica lacrima del cuore che si moltiplica
uscendo dagli occhi - per il dolore degli altri, per la riconoscenza
a chi gli ha dato presenza e cura (in un reparto, l'Ematologia di
Reggio, che ha una lunga storia di eccellenza professionale e
umana), per le memorie più pregnanti. Fra le quali, chiara e
assoluta come un raggio di sole invernale, quella del padre, il
"babbo" che c'è sempre dietro le quinte e che si fa strada nel
profumo di un piatto appena sfornato. In fondo il padre, per
Elis, è un po' il surrogato, o il segno, di quel Dio che sembra
restargli ignoto o enigmatico. Ma anche Dio è lì, nelle pieghe del
dubbio e nella ricerca di un significato, negli spazi tersi tra un
incubo e un lamento, tra un'ansia e l'altra, tra l'io e
il tu.
Al girotondo di Elis partecipano affettuosamente la figlia, la compagna,
gli amici, opposti alla solitudine radicale del morbo, ma anche
l'arte culinaria, impugnata come clava contro i pessimi umori della
chemio, e, last but not least, madama La Musica: c'è -
come sottofondo che forse Elis stesso non sente, tanto è preso dalla
scrittura - quella "musica delle sfere", armonia sottile, meraviglia
cosmica, che ci dà respiro anche nei momenti più stretti, che intona
le nostre rovine alla bellezza residua, stremata e tuttavia
invincibile, del Bene. All'orecchio fotografico di Elis ciò non può
sfuggire.
Mi farà male il grasso del prosciutto? è una fatica
d'amore e come tale terapica, oltre che coinvolgente e
gradevole nella narrazione
Uno delizioso cd di
Melissa Collard: Old Fashioned Love
Abbiamo
già parlato di Melissa Collard, cantante e chitarrista californiana
con un viscerale amore per il jazz tradizionale, pluripremiata in
quell'ambito e, quel che più conta, stimata da tutti i jazzisti
della vecchia scuola, i quali - notoriamente molto esigenti -
l'hanno accolta come una di loro. Il cd Old Fashioned Love,
di cui ci occupiamo qui, è un sigillo della sua bravura. Accompa gnata
da un gruppo di musicisti di razza (a cominciare da Dan Barrett,
trombone e cornetta, che suonò con Benny Goodman, e dal suo collega
Bill Bardin che lavorò agli esordi con Earl Hines, per giungere a un
chitarrista abile ed eclettico come Bob Wilson, passando per i "bechetiani"
Bob Mielke e Richard Hadlock), Melissa ci regala interpretazioni
insieme carnose e delicate di quattordici brani, per lo più
standards molto noti. In questi casi non è inusuale avvertire
il peso del passato, l'inimitabilità delle versioni classiche, o il
rischio di qualche ricalco, ma qui non è così: i pezzi sono
rivestiti di freschezza, l'anima di Melissa - oltre che la sua
perizia e l'esperienza che le hanno consentito di elaborare uno
stile personale ben definito - legge questi temi come se
fossero inediti, e come se lei, oltre che la cantante, fosse
un'ascoltatrice in preda a uno spirito di meraviglia. Ciò conferisce
un'atmosfera speciale a questo album. L'eccellenza è spalmata su
tutto il lavoro, ma diremmo che soprattutto in I've Had My
Moments, The You And Me That Used To Be, Old Fashioned Love, When
Somebody Thinks You're Wonderful e Street Of Dreams, essa
è raggiunta pienamente. Una considerazione a sé merita Stardust,
che Melissa interpreta a nostro avviso in maniera sublime. Del
resto, per le sue caratteristiche caratteriali (è una persona che
certamente non tende a sopravvalutare il proprio talento), questa
stupenda cantante non avrebbe mai affrontato un capolavoro del
genere senza sentirsi alla quota giusta per farlo. Per informazioni
o/e acquisti, v.
www.melissacollard.com
Le fibre poetiche
di Lucia Samantha Urbano
"Là/
dove sono i miei passi / là sono io"
In questa traccia minimale sta l'essenza del poetare - ancora
inedito, quanto a carta stampata, ma su Facebook è possibile
incontrarlo - di q uesta
giovane autrice, che si distingue visibilmente dalla legione dei
versificatori (li chiamava così, già nel '700, Benjamin
Franklin), unti di parole con le quali imbrattare fogli. Lucia "Sam"
Urbano, invece, emette fibre mentali filtrate da
parole che hanno sostanza di immagini e suoni e
dapprima sfiorano soltanto quel che incontrano - la carta, le
orecchie di chi ascolta - per poi imprimersi ovunque con graziosi
graffi ("...la delicatezza è terrena/ la grazia è divina...",
può ben graffiare senza ledere).
E se dei futuristi si ricordano le "parole in libertà", di
quest'autrice senza tempo e senza "scuola" si annoteranno le parole
in itinere, tra cieli e mari molisani, tra i dimenticati
delle stazioni ferroviarie o negli autunni cromatici di Roma, o
ancora sugli asfalti "dove si annidano/ in minuscole crepe/ i
sogni di generazioni".
Un viaggio, quello delle parole di Lucia, che non ha, in
apparenza, mete e sentieri, ma che si svolge in sottili scie, lungo
linee spezzate coincidenti con i versi stessi, un viaggio
fine a se stesso non perché ozioso, ma perché implicitamente
sacro (e il sacro ha - per definizione - la propria ratio
in sé): si tratta, qui, di una sacralità sofferta, insieme minuta
e totalizzante, che rende giustizia anche ai deliri etilici e
si nutre "di solitario pensiero", di quella vita che riesce a
viversi anche "nel vetro di un bicchiere rotto".
Traspare, da queste visioni, un'indole sporgente,
inadatta alla mediocrità dei tempi, tesa verso un Oltre indefinito e
latente. E sulle orme di Blake e di Tennyson, una persona intrisa di
meraviglia - malgrado le lacerazioni - distilla senso
dall' "odore di un giornale del mattino" o dalla "vecchia
ringhiera arrugginita, là nel rione, che costeggia la mia vita".
Si tratta di suprema bellezza incistata, qui. Chapeau,
zia Sam.
Pietruccio Montalbetti e
I ragazzi della via Stendhal
E'
uscito da poco ed è già oggetto di recensioni entusiastiche.
Parliamo del libro I ragazzi della via Stendhal (Aereostella,
Milano 2010) scritto da Pietruccio, carismatico
"codino" dei Dik Dik - gruppo storico del pop (e del beat,
come si diceva allora) italico - con l'editing del
giornalista, autore e conduttore televisivo
Maurizio Scandurra.
L'abbiamo letto anche noi, e ci è parso, innanzitutto, un libro
diverso dalle consuete autobiografie di cantanti e artisti. Già
dal titolo, I ragazzi della via Stendhal, promette di non
essere auto-referenziale - ossia centrato sull'autore - e tantomeno
auto-celebrativo. L'avventura di Pietruccio prende forma nella città
natale, Milano, prostrata dalla guerra, tra miserie e speranze
narrate con un'intensità scarna e suggestiva che ci ha ricordato
qualche atmosfera del film Miracolo a Milano. Già questo non
è poco. Ed ecco le bande dei ragazzi (il rimando alla via Pal
di Molnár viene da sé), quella "pedagogia della strada" giocosa e
dura, ma sempre venata di umanità palpitante, urgente, perduta oggi
nei reality e nella spettacolarizzazione più bieca
dell'esistenza.
Pietruccio, dicevamo, non è "fissato" su se stesso. Gli altri
lo costellano, primo tra tutti suo padre: la descrizione che ne
fa è vivida fino all'evocazione, garbatamente commossa, e ben
trenta di pagine del libro - davvero stupende - sono dedicate a
rincorrere il padre in una mitica traversata dello stivale in sella
al suo Mosquito, correndo l'anno 1962, quello di John Glenn nello
spazio e del "discorso della luna" di Papa Giovanni.
E con papà Ferruccio I ragazzi della Via Stendhal parte per
una narrazione on the road, itinerante, e decolla:
buona parte dei capitoli conclusivi è riservata ai viaggi
affascinanti e movimentati del nostro dik-dik in tutto il mondo,
alla ricerca di misteri naturali e antropici (ad esempio sulle
tracce dell' "astronave" di Palenque), mirando a una conoscenza
empatica del pianeta. Tra le peripezie del padre su un Mosquito
e le sue, da gringo, nell'America Latina più profonda, in
foreste, "oceani d'erba"e aree di guerriglia, si dipana la
straordinaria vicenda professionale - così intrecciata con quella
umana - di Pietruccio: dai silenzi grevi e coatti del collegio all'exploit
musicale con i Dik Dik. Ma anche qui il nostro non si dà al
narcisismo, perché gli altri ci sono sempre,
co-protagonisti della storia (uno tra tutti:
Lucio Battisti, autore per i Dik Dik, ma amico di Pietruccio anche
fuori dall'ambiente discografico).
Avvince davvero questa rapsodia in parole, "diario di
una vita fatto di verità e utopie" (come scrive nella
prefazione Vincenzo Mollica), da non perdere per la
ricchezza degli stimoli che offre e la gradevolezza di una
scrittura immediata e tonica.
Fellini. 8
1/2 e altri sogni di David Parenti
Di
David Parenti abbiamo già parlato in queste note. Si tratta di un
artista ormai apprezzato a livello internazionale (dopo aver esposto
a Parigi, sta ora allestendo, su invito di autorevoli enti di
cultura, mostre a Madrid e a New York). Impegnato negli
ultimi anni in una personale indagine sui rapporti e le sinergie tra
disegno e cinema, ha già al suo attivo due corpose serie incentrate
su Pierpaolo Pasolini e Federico Fellini, osservati con intenzioni
di minuzia e d'assieme nel contempo, "resi" con una
tecnica straordinaria sposata a un sovrastante, quanto delicato
sguardo empatico.
Ora il nostro ha voluto chiudere il cerchio introducendo nel proprio
lavoro cifre poetiche e narrative di pregio e impatto rimarcabili,
con le quali accompagna le produzioni visuali in un bel volume
intitolato Fellini. 8 1/2 e altri sogni
(Don Quixote Editore, Reggio Emilia 2009). Saggi e versi di Barroso,
Dadoun, Parenti (Ludovico, il padre di David), Delouche e altri
validi autori, segnali (anche dal "campo": c'è
un fellinianissimo schizzo muliebre donato da Tonino Guerra),
e ancora copertine e foto d'epoca introducono e accompagnano un
percorso che ha i sapori magici frequentati dal grande
regista: ogni contributo è un po' come la sosta di una pariglia di cavalli
in un'antica locanda della posta, cioè un rifocillarsi istintuale dalle
fatiche del tratto micro e macroscopico, certosino e pindarico, di
David, che sembra correre in una folla di punti verso la perfezione
di una faccialità scarna, vera.
Fellini. 8 1/2
e altri sogni, prima ancora che un gran bel libro, è un
puzzle di beltà. Da toccare, oltre che da guardare, e da
inalare nello spirito.
Solfrid Molland,
entusiasmo e malinconia dalla Norvegia
Solfrid
Molland è una musicista attiva su più fronti. Dopo avere studiato
piano classico all'Accademia Statale Norvegese
di Musica e teoria musicale presso l'Università di Oslo, si è
specializzata a Parigi, con Pascal de Loutcheck, in canto gypsy
russo. Questa formazione eclettica nasce, come lei stessa
racconta, "dall'essere cresciuta in una casa dove abbondavano
folklore russo e gypsy music, chanson francese e musica sinfonica
europea, un universo di toni che utilizzo nei miei concerti e nelle
mie composizioni".
Attualmente, Solfrid lavora come musicista freelance nei
più diversi generi, spaziando da Chopin (che interpreta con estrema
e delicata intensità) alla tradizione popolare cilena. Durante i
suoi viaggi annuali per l'Europa, Solfrid è solita comporre brani
ispirati alle diverse cattedrali, che sono stati raggruppati nel
progetto "Songs From The Cathedral", eseguito recentemente ad
Haugesund con la Nord-Rogaland Symphony Orchestra e destinato a
diventare un cd nel 2010. Last but not least, la nostra amica
norvegese è responsabile musicale del progetto "Canzoni senza
frontiere", lanciato a Vienna, con il professor Johan Galtung, nel
giugno 2007: si tratta di un piano di "globalizzazione canora",
fondato sull'assunto che musica è pace nell'essenza. Il
progetto intende articolarsi in meetings, concerti e in un
giorno mondiale dedicato agli inni di pace. E' interessante notare
come questa cifra "utopistica" del lavoro di Solfrid si intrecci con
il progetto di cui parlavamo sopra: nell'ottobre 2009 la musicista
norvegese proponeva il concept-concert "Cattedrale dei Sogni
Perduti", i cui testi parlano di un villaggio immaginario la cui
cattedrale è il luogo in cui le persone, quale che sia la loro idea
religiosa, possono entrare ad esprimere i loro dolori e i loro sogni
non realizzati,
Per sapere di più di questa valida artista scandinava, nelle cui
interpretazioni si rivelano, al tempo stesso, entusiasmo e
malinconia:
www.solfridmolland.com e
www.myspace.com/solfridmolland
Il Contestorie,
ovvero: sfogliando altrui ricordi eufonici come fossero tuoi
Ci si
era piacevolmente persi nella lettura dell'altro, più recente libro
di Giorgio Conte, Sfogliar Verze, e si pensava: Il
Contestorie (Gallo & Calzati, Bologna 2003) è prima di tutto
un cd, dunque il libro - cui il cd è allegato - avrà minore
specificità, sarà appendicolare. Poi lo si lesse, per
costatare che non era così, se ne gustò il tocco
tartufato,
con meraviglia se ne ascoltarono le immagini terse e ben tagliate,
anche quando si cimentano con le nebbie del vivere.
Oggi, 19 dicembre, una neve novella e abbondante ci riporta al
Contestorie, che in filigrana è un'opera nivale, ci pare,
anche quando parla di vecchi cinema fumosi e amatoriali in senso
grossier E' come se fosse sempre in agguato, la neve, a
siglare il modesto trionfo di un certo candore che forse fuoriesce
dall'infanzia resiliente del Giorgio. E' la neve di Viatosto (uno
tra gli schizzi apicali del libro), bel ricordo eufonico della
perduta e poi recuperata campagna, con una asinella buona da far
presepe, le campane, i cani (forse gli stessi anonimi cani del verso
"e abbaia la campagna" di Paolo Conte in Bartali?).
La meraviglia della neve è nella Giostra di Bastian
(titolo di una bella canzone del cd Giorgio Conte, 1993).
C'è neve marina nella schiuma dei cavalloni che spruzzava il
nonno Tiliu "quando la burrasca splendeva al sole e il cielo era
azzurro e bianco di nuvoloni"; c'è neve astratta nella
levità geniale di Le plombier, in cui il nostro,
gallicizzando, immagina che il pubblico di un teatro interpreti il
suo ingresso - complice la mise informale - come
quello di un idraulico venuto a riparare una perdita d'acqua; neve
sciolta nella Lacrima, l' ultima, che come "perla
liquida" riga la guancia destra del giocatore cardiopatico
impenitente che chiude il suo cammino davanti al Casino della
Vallée; neve sporca nel gocciolare, dentro un vaso di
terracotta, del sangue rosso-nero di una lepre, per fare una salsa,
il civet.
Vi invitiamo poi, neve a parte, alla poesia assoluta -
nostalgia lieve e fragorosa, del resto rimonta agli ultimi anni di
guerra - di C'era una volta: "... c'era una volta un gufo
di notte, c'era uno sparo, uno sparo nel buio e poi un volo leggero,
di stoffa, e grilli fin quasi al mattino.... Ormai non c'è altro da
dire che: c'era una volta, mio caro Paolino". Più volte, in
queste righe, Giorgio Conte ricerca la complicità del fratello
Paolo, ma questi resta nel silenzio che gli si confà. E Giorgio si
rimette a poetare, chiudendo con una breve sfilata di versi
graffianti, quelli di Verranno le ombre, che richiamano
un'imagérie tra Pavese e Bergman, ma, come nel suo stile, più
polposa: le ombre della morte ("le vedrò negli occhi del mio cane
/ sull'intonaco della casa.../ sui cespugli di lampone), quelle
ombre che verranno "il rosso dei gerani a rapire /e il verde dei
prati / e il blu dell'uva", prendono le sembianze di una
pantera, "per fortuna sazia/ se ne stava lì, accucciata /
a leccarsi i baffi, / ritornerà...".
Dov'è finita la neve? forse era solo una nostra ossessione puerile?
O è che c'è un buio pesto e non si vede niente?: "Verranno
le ombre a cavallo / del vento magro e nero / e mi nasconderanno, /
e non ci vedremo più".
Niente paura, il buon Georgio Contè, come lo chiamano gli
stessi francofoni che lo hanno preso per un idraulico, intende
finire in bellezza, ed esaurita la carica ossianica ci riporta alla
vita, davanti a una valanga di Cannelloni. A seguire,
tutti i testi del cd, come meringhe, caffè e un conclusivo amaro
alle erbe: la bellissima Martin Pescatore. Fuori, se non
erro, nevica.
Sensazionale
scoperta: un antenato letterario del nostro J.B. Cacca,
il Cacca
da Reggio nel "Pecorone" di Ser Giovanni Fiorentino
E'
sensazionale,
e si tratta di una notizia faceta, sì, ma assolutamente seria perché
vera, anche se si riferisce a una figura letteraria, non storica. La
figura è quella de "il Cacca da Reggio", che nel "Pecorone" di Ser
Giovanni Fiorentino (una raccolta di novelle del XIV secolo) è il
capo dei Ghibellini reggiani nel 1263, descritto come una figura
temibile: "Questo era grande quasi com'un gigante, e di
maravigliosa forza, e portava una mazza di ferro in mano, tal che
niuno poteva appressarsegli che non fosse abbattuto o morto, e molti
ne guastò, e quasi egli era lo intertenimento di tutta quella
battaglia...". Ma dodici Guelfi di Firenze, esuli a Modena e
venuti a Reggio per dare manforte ai loro associati locali,
riuscirono - ahinoi! - a farlo fuori, gettando così lo scompiglio
tra i Ghibellini, che avrebbero poi lasciato la città.
Ora, come si è detto, non si tratta di cronaca storica ma di
letteratura. Tuttavia, è una gioia per noi sapere che il nostro
"creativo" J.B. Cacca ha un omonimo così antico e illustre. Del
resto, anche J.B. Cacca - d'ora in poi, almeno ufficiosamente, "il
Cacca da Reggio" - tende a un certo ghibellinismo ed è certo un uomo
di eccezionale energia, non marziale (cioè distruttiva), bensì
creativa.
Pina Kòtega si trasferisce
a Zombrio Val Carusa
Eccezionale acquisto per i nostri amici di Zombrio. Affascinata
dagli scorci più suggestivi della cittadina, che ha visitato la
scorsa estate da turista, la signora Pina Kòtega, massima esperta
di pittura a tematica suinicola della Polonia
orientale, ha deciso di trasferirsi proprio a Zombrio, portandovi
tutto il carico di conoscenze ed esperienze accumulate nell' ambito
in questione. Pina Kòtega ha intenzione, come primo segno della sua
presenza costì (e della sua riconoscenza per l'ospitalità ricevuta
dagli zombriesi), di dare vita al cenacolo "Arte e Macelleria",
impegnato a coniugare le attività produttive prevalenti a Zombrio
alle indiscusse pulsioni creative degli abitanti. Prima uscita
pubblica del cenacolo, la cui presidenza onoraria la Kòtega ha
voluto affidare all'assessore Gianevandro Pleo (già vindice del
"Festival di Zombrio Val Carusa" - v. sotto - poi miseramente
naufragato), una giornata dedicata al cinghiale come soggetto di
nature morte dal '600 ad oggi.
Françoise
Beck-Pieterhons illustra Malta
Françoise Beck-Pieterhons, scrittrice e pittrice belga, artefice con
il marito Jacques Beck (il creatore della multisculpture)
della fondazione Point er Lumière con sede a Waterloo in
Chemin des Baraques 10 (point.lumiere@gmail.com),
ha
voluto illustrare Malta (una canzone che sta nel cd Allucinazioni
amorose) con una tela di notevole intensità.
"..meglio aspettare l'alba / prima di scendere in un porto
barocco...": da questo verso parte l'intuizione creativa
dell'ottima Françoise, che però sembra voler leggere in modo più lieve la
canzone, cromatizzando fino a redimerla da quella
amarezza che le è propria. Un grazie a Françoise, e l'auspicio che la
sinergia tra pittura e musica inaugurata con Malta possa
proseguire. Per informazioni sulle idee di Françoise e Jacques, v.
www.caffeletterario.it
"Il canto della parola",
festival dell'editoria indipendente in Bassa Romagna
Si è
concluso il 25 ottobre, con un concerto della cantautrice Isa alla
Sala Oriani di Bagnocavallo, il festival dell'editoria indipendente
in Bassa Romagna, intitolato efficacemente "Il canto della parola".
Si è trattato di una eccellente sequenza di eventi culturali, voluti
da Michele Antonellini, fondatore e direttore della casa editrice
"Discanti" (www.discantieditore.it).
A ntonellini
è, fra l'altro, l'autore di un volume sull'uso e l'abuso dell'8 per
mille, e nel festival ha saputo miscelare al meglio incontri con gli
autori, readings, proiezioni di films e concerti. Tra i
quali, prominente quello che Giorgio Conte - coi fidi e bravissimi Claudio Rossi
e Alberto Parone - ha tenuto la sera del 24 alla Sala del Carmine di
Massa Lombarda. Prima del concerto, il patron Antonellini ha brevemente
presentato la raccolta di racconti "Sfogliar verze" del maestro
Conte, che a sua volta ha voluto leggere integralmente la recensione
apparsa in questa nostra rubrica. Lo ringraziamo per questo.
A colpire, nell'impianto del festival, è stata la sua varietà
tematica: dai problemi della scuola a quelli dell'informazione di
Stato, dalla gastronomia al risparmio energetico, dalla vita di
fabbrica oggi al fumetto di cronaca/storia. Il tutto senza
autocompiacimenti di alcun tipo, ma piuttosto alla maniera scarna,
minimalista, che pare essere nello stile di Antonellini (v. anche
www.micheleantonellini.it).
Ne esce comunque il quadro di una editoria "minore" ma non certo per
qualità, una editoria faticosa ma rigogliosa.
C'è da auspicarsi che l'anno prossimo il festival si rifaccia.
E' c'è da parteciparvi!
E' uscito il numero 8
di Musica & Parole
Si
tratta, come sempre, di un gradevole brainstorming, con una
punta iniziale che potrebbe apparire remissiva e si rivela invece
combattiva: nell'editoriale, Mario Bonanno esordisce parlando
della sua
tentazione
di dare forfait dinanzi al palpabile declino della canzone
d'autore, ma via via emerge dalle sue parole un gusto di sfida che
trova nella conclusione un sigillo paradossale: "nell'epoca
in cui tanti benpensanti auspicano il ritorno degli uomini forti,
perché dovrei vergognarmi di rimpiangere i veri cantautori?".
Si tratta, dunque, non di una resa ma dell'attesa
di un ritorno di qualità (che non è solo nostalgia) e, vogliamo
aggiungere, di propiziazione: lo spazio che Musica &
Parole dedica a quel che nasce di buono (per poco che sia
rispetto alla valanga commerciale) lo attesta.
In questo numero, la cui sezione monografica è dedicata a Claudio
Lolli, si segnalano, fra molto altro, articoli e testimonianze
(inclusa quella del compianto Ivan Della Mea) sul Folkstudio di
Roma, una stringente analisi dei vissuti e dei riferimenti
politico-culturali di Luigi Tenco (firmata da Sebastiano Ferrari),
una attualizzazione del teatro-canzone di Gaber negli anni'80
(Mario Bonanno) e un apporto ermeneutico di Claudio Sottocornola,
che evoca a ragione la intentio fenomenologica per una
musica coscienziale. Con un'intervista al grande Giorgio Conte, è
iniziata la collaborazione di Michele Moramarco all' impresa
bonanniana.
Un delizioso libro da
pasteggio ad antipasti: Sfogliar Verze di Giorgio Conte
Il
grande Giorgio Conte, da gentiluomo qual è, ci ha fatto omaggio
della sua più recente raccolta di racconti brevi, Sfogliar Verze,
edita nel 2007 da Excelsior1881 e
preceduta
dal più rapsodico Contestorie (Gallo & Calzati, 2003). Ce la
siamo letta già tre, quattro volte, perché è come pasteggiare ad
antipasti, vai avanti e quel cibo miniato ti sgazzolla
senza invadere, lasciandoti sempre lo spazio per un ulteriore
assaggio e poi per una ripetizione degli assaggi precedenti. Nella
sequenza di racconti si trovano, mescolandosi (come nelle sue
canzoni), sketches di una umanità spicciola e imprevista,
memorie sardoniche di un passato - anni '50 e '60, qui - che vide
Giorgio lesto beginner nelle prime fuoriuscite di jazz e poi
comprimario nell'epoca degli autori, e infine scampoli d'epica provinciale (la storia aprente, quella del Cravè,
è eroica).
A fianco di Giorgio, discreto ma auto-assertivo in più occasioni
(con il suo tacito descansate niño),
sta l'enigmatico Canadese, così detto per il cappotto con il
colletto di opossum. Non è difficile, per il lettore accorto,
divinare fin da subito di chi mai si tratta, ma l'abilità dell'autore
sta nel giovarsi dell'ombra anagrafica per inserire un tocco
notturno e fantomatico - epigastrico, avrebbe detto Jules
Laforgue - dentro una narrazione complessivamente schietta e
solare.
Conte spia con finezza psicologica l'autenticità a rovescio
che si svela anche dietro i bluff comportamentali, titilla sé
e il lettore con le dinamiche grottesche che legano pretesi
protagonisti e ovvi gregari, condisce il tutto con quello
spleen alla crema pasticcera che gli è caro e congeniale. In
Sfogliar Verze si rivivono l'Asti d'antan, gli umori
ridondanti delle balere rivierasche, gli "annali" di Carnevali dai
sapori vagamente carioca, le sceneggiature di una industria musicale
comunque vivace e propositiva, mentre oggidì banalizza e smobilita
(il racconto del rendez-vous col "reuccio" alla Fonit è
quasi sartriano per i suoi risvolti di incomunicabilità).
Sfogliar Verze: si tratta, già dal titolo, di un
lavoro col quale viene naturale stabilire un nesso fagico, ma,
ridiciamolo, da
assaggiatori e sommelier, non da divoratori.
Elisa Gamberini, una
interprete guizzante
Viene
dalla provincia di Bologna, e ha alle spalle solide esperienze negli
ambienti del jazz e del blues felsinei. Cantante intensa e
guizzante,
entusiasta degli autori che interpreta e dei grandi che la
ispirano (Billie Holiday, ad esempio, con cui condivide accenti di
tenerezza disfatta nella vocalità), non ne è però mai succube
o imitativa. Dà l'idea, piuttosto, di saper entrare nel cuore dei
mondi musicali che di volta in volta visita, con abilità empatiche
davvero marcate (non a caso ha in valigia una laurea in scienze
della formazione e un consistente curriculum di educatrice). Le sue
letture musicali, oscillanti tra flussi di gioia e
sfumature crepuscolari, evidenziano cifre tecniche di pregio,
senza però indulgere a compiacenze tecniciste: lasciano trapelare,
semmai, lineamenti di una personalità spontanea, dal perenne e
ineludibile esistere in musica
v.
www.myspace.com/elisagamberini
La creatività
sinestetica di Laura Ricci
Laura
Ricci è una giovane artista che vive n ell'Appennino
modenese. Poliedrica per interessi e ambiti creativi
(letteratura, pittura, ricerca spirituale), appassionata della
poesia del grande W.B. Yeats, esprime nella sua opera una cifra
visionaria lieve quanto intensa. Ne è un efficace segno il
dipinto, intitolato Energie di luce armonica, che
riproduciamo qui. Si tratta di un lavoro realizzato con le dita,
dunque, se così possiamo dire, "primario", quasi l' estensione di
una vitalità trasfigurata da quella ispirazione che, come scrive
Laura, consiste in "un soffio divino, un sussurro, un vento
proveniente dalla forza creatrice d'Ahura Mazda". Per chi
si occupa di sinestesia, questo dipinto è anche un mirabile
esempio di pittura musicale, in cui la "armonia delle Sfere" si
traduce in immagine tellurica.
Misha Moramarskij a
Zombrio Val Carusa
In
vista del Festival di Zombrio (v. sotto), è giunto nella ridente
cittadina Michail (Misha) Moramarskij (nella foto), il c ugino
sovietico del titolare di questo sito. Misha, già esponente del
cenacolo artistico "I creativi di Lenin", è stato invitato come
consulente per la scenografia della kermesse. Pare abbia ideato un
logo esclusivo: si tratta di una molecola di lardo così come
appare ingrandita al microscopio elettronico. L'immagine, che è
pregna
di realistico mistero, dovrebbe campeggiare su sfondi
gozzuti, oppure su pannelli recanti la maschera bergamasca di
Gioppino, coi suoi tre bei gozzi. L'assessore alla cultura di
Zombrio, Mero Vagnozzi, si è complimentato con il Moramarskij per
l'empito neo-rural-folklo-tecno-tiroideo della sua creazione e gli
ha dedicato uno scioglilingua composto da lui e in gran voga a
Zombrio: "Ciccio, c'è il ciuccio di Ciaccio che caccia dei cucci
e dei cocci di ciccia". Pare che Moramarskij non sia riuscito a
trattenere lacrime di commozione.
Amore e stalking di
Marco Cavalli

E'
uscito Amore e stalking, un corto scritto, diretto e prodotto
da Marco Cavalli (che è pure l'autore del video di Canzone
d'inverno). Si tratta della storia surrealista di un
innamoramento triste e blandamente molesto, con paradossale quanto
sottile colpo di scena finale (come nella miglior tradizione dei
corti). Ethos esistenzialista, ma lieve, fluido nello
svolgersi. Davvero piacevole e scaltro. Il setting
padano - con una Mantova impreziosita dall' occhio di Cavalli -
amplifica a dovere la cifra psicologica del film. Bravi gli
interpreti: Cecilia Di Donato (già apprezzata in diversi ruoli di
teatro), Lorenzo Carara, Daniela Iori e Emmanuel Bondioli. Ad
maiora!
Anche Zombrio allestisce
il suo festival
Giunge
notizia che dopo aver saputo di "Open Event", il sindaco di Zombrio
Val Carusa, Wolmer Quazza, abbia dichiarato: "Anche noi vogliamo
il nostro bel festival di arte e cultura" e abbia
mobilitato tutti gli intellettuali della zona per preparare un
programma adeguato (al reperimento fondi provvederà l'assessore alle
attività produttive, Gianevandro Pleo). Pare che la kermesse si
terrà dal 2 al 2 novembre; i momenti più significative della stessa
dovrebbero essere:
ore 9: tavola rotonda sul tema Il suino nella storia della musica,
dai
grugniti trogloditici a "Piggies" dei Beatles
ore 10.30: pausa caffè
ore 11: accoglienza delegazione di Colonnata e dono reciproco
di pani di lardo prodotti nelle due località
ore 11.30 : proiezione del film Vai cowboy, che in un paio d'ore
sgomini i nemici del concittadino Nello Zorzi
ore 13: pausa pranzo
ore 18: conferenza del dott. Salvo Ferraguti su La digestione
ore 19: pausa cena
ore 21: concerto del gruppo partenopeo "Le vongole veraci"
ore 23: saluto in video conferenza del presidente del Consiglio
ore 23.30: fuochi pirotecnici
Gufologia al
Festival "Open Event" e un dono di J.B. Cacca
Con un repertorio
rinnovato e ampliato e un Roberto Brivio più "mattatore" che mai,
Gufologia è stata presentata, come annunciato, al Festival di
Musica e Cinema "Open Event" di Monte San Savino (Arezzo). Pubblico
di
aficionados nel grazioso Teatro Verdi della località toscana,
dunque non traboccante, ma entusiasta come pochi. Andrea Ascolini e
Michele Moramarco hanno lavorato sodo per seguire gli estemporanei -
e graditissimi - extra proposti da Brivio. Lo spettacolo è
stato filmato da Marco Cavalli, il cineasta al quale è affidata la
resa audiovisiva dell'intero Festival: alcuni spezzoni saranno
presto su youtube. A "Open Event" il creativo J.B. Cacca (all'uopo
in versione fiamminga: J.B. Kaak) ha voluto dedicare una sua
immagine che qui riproduciamo e che compare anche nel gruppo
Facebook dell'evento.
Due giorni dopo Gufologia, Moramarco ha partecipato a una
tavola rotonda su Wim Wenders con un contributo sulla musica nei
films del regista tedesco e il 18 luglio, sempre nella cornice del
Teatro Verdi, introdurrà la lezione dell'ex-Gufo Lino Patruno su
Cinema e Jazz
L'infaticabile Mario
Bonanno: numero 7 di Musica & Parole e Premio L'Arte e il
suo mestiere
E'
uscito il numero 7 della rivista Musica & Parole (v. la
pagina Bastogi Music Italia) diretta dal
giornalista e scrittore Mario Bonanno. La parte monografica è
dedicata, stavolta, a Ivano Fossati; altri contributi trattano di Capossela, Bubola, Ciampi e molti altri
(di grande interesse e attualità il saggio di Maurizio Targa sulle
canzoni dei migranti dalla metà dell'Ottocento ai giorni nostri).
A Mario Bonanno il merito di riuscire sempre a raccogliere, in M&P,
un caleidoscopio di tematiche, prospettive e punti di vista che
lasciano al lettore la sensazione, verace, di avere avuto accesso ad
aree creative spesso ignote, misconosciute o emarginate.
L'infaticabile Mario è anche attivo nel Premio L'arte e il suo
mestiere (locandina a fianco), quest'anno dedicato alla canzone d'autore. La
manifestazione finale si terrà il 20 luglio ad Acicatena (CT) e vedrà la
partecipazione, tra gli altri, di Claudio Lolli, Mimmo Locasciulli,
Andrea Mirò, Tony Esposito e Edoardo De Angelis. Buon lavoro a
Mario!
Un grande Giorgio Conte
a Parma
Ha
avuto luogo il 21 giugno, nella suggestiva cornice di piazzale San
Francesco a Parma, l'annunciato concerto di Giorgio Conte,
accompagnato da tre musicisti di valore, Alberto Parone, Alberto
Malnati e Alessio "Ciccio" Graziani. Il chansonnier astigiano
- verve sardonica inimitabile e consueta finezza esecutiva -
ha proposto un campione delle sue splendide canzoni, da
Cannelloni a Una giornata al mare (quest'ultima in
un'interpretazione di grande intensità, da brividi), passando per
De Profundis, Te lo farei notare, L'angiulillo ecc. ecc..
Concerto denso e pastoso, teatrale, faceto e apicale, come sanno
essere i testi e le musiche di mastro Giorgio. Pubblico clamans.
Non truffateci, se
potete e Incidentalia, le più recenti fatiche di Roberto
Brivio
E'
u scito per i tipi dell'editore Gelmini il libro di Roberto Brivio e
Andrea Ancona Non truffateci, se potete. Vi si tratta, scrive
Roberto, delle "truffe in cui si può incorrere nella vita
quotidiana, romanzate in uno spaccato-verità sulla vita operaia
milanese, con prefazione di Don Mazzi e postfazione di Luciano Lutring".
Il volume, di notevole interesse sociale, oltre che spassoso
come tutto quel che esce dalla fantasia creativa di Brivio, può
essere acquistato online attraverso il sito
www.ibs.it
Ad analoga sensibilità
risponde Incidentalia, il cd con dodici canzoni sulle
"morti bianche" e la sicurezza sul lavoro appena realizzato
dall'ex-Gufo.
Da non perdere: Giorgio
Conte a Parma, il 21 giugno
Nell'ambito di Parma Poesia Festival 2009, il 21 giugno alle 22, in
Piazzale San Francesco, Giorgio Conte canterà i suoi pezzi per la
gioia di aficionados e novizi. Il Festival (che dura dal 18
al 24) ha un ricco programma di concerti, conferenze e
readings: tra gli altri il 19 si esibirà Nanni Svampa nel
suo Concerto per Brassens e il 24 ci sarà l'anteprima
nazionale della piecè dickinsoniana interpretata da Milena
Vukotic. Il sito della manifestazione è
www.festivaldellapoesia.it
E' uscito Anni
affollati. L'Italia e i cantautori 1973-1983 di Mario Bonanno
Mario
Bonanno è uno dei più autorevoli specialisti della canzone d'autore
in Italia e i cultori del genere ne conoscono l'ampia produzione
libraria e l'ottimo lavoro che svolge alla direzione della rivista
Musica & Parole. In linea con tali premesse si presenta l'ultimo
suo volume, Anni affollati. L'Italia e i cantautori 1973-1983,
da poco uscito per i tipi dell'editrice Bastogi. Si tratta di un
testo agile ed esauriente nel contempo, ma i suoi meriti non
finiscono qui, potremmo aggiungere: la scelta dello span
temporale, un decennio fatale per l'Italia, dall'anno critico 1973,
quello che si chiuse con l'austerity delle domeniche
senz'auto, al 1983, "profondo Ottanta" lo definisce l'autore,
l'anno che consacra - il verbo è forse troppo alto, dovremmo dire
idolatra - quell'effimero che poi, paradossalmente, si è
stabilizzato invadendo la vita della nazione; l'andare al
sodo, con l'analisi dei singoli album sul piano dei contenuti, senza
indulgere a un biografismo spesso organico allo star system;
la rivalutazione - in qualche caso il dissotterramento
artistico - di autori che il mercato aveva emarginato o negato, a
volte anche per motivi politici (ecco allora i nomi di Cavallo e
Bassignano, oltre a quelli di Zenobi, Manfredi, Rosso) .
Si dice, in questi casi, un libro da non perdere. Be', in
questo caso è davvero così, per l'opera di redenzione
storica che Bonanno ha compiuto in dura contrapposizione allo
squallore dello star system
Giorgio Conte (e Guido
Gozzano) alla Fiera Internazionale del Libro di Torino
Ha
debuttato in grande stile al Teatro Alfieri di Asti il 21 aprile.
Ora il "dialogo" tra Giorgio Conte e Guido Gozzano approda alla XXII
Fiera Internazionale del Libro, a Torino. Il 17 maggio,
ore 20, nella Sala Azzurra, si terrà E'questa l'ora antica
torinese". Come ha detto Conte nell'intervista che uscirà
su Musica & Parole, si tratta di "poesie sue (di
Gozzano) musicate da me. E' una pièce lieve, un gioco creativo tra
me e il poeta delle farfalle". Un appuntamento da non perdere.
Con Conte, per la regia di Luciano Nattino, ci sono Claudio Rossi
(al violino) e Alberto Parone (alle percussioni). "Dall'etere e dal
passato - aggiunge Conte - arriverà la voce di Umberto
Broccoli"
Altro importante appuntamento con Conte è quello di Open
Event a Monte San Savino (Ar), che si terrà a luglio e si
chiuderà proprio con un live del maestro astigiano. Il
programma di Open Event 2009 è online su
www.open-event.net
Solidarietà del
"Club Gastroresecati" di Zombrio
Val Carusa al cardiosuonato
Informato della piega clinica assunta da questa sezione del
sito (durante un picnic spartano del Misery Club International, a
base di grissini,
sottaceti e acqua di rubinetto che fa meglio di
quella in plastica), Culvo
Zecco-Ulceri, capo del Club Gastroresecati
di Zombrio, ci ha scritto queste belle parole:
"Caro amico, ella non è - almeno per ora - della
nostra truce tribù, ma ci auguriamo che
con tutti i farmaci corrosivi che sta assumendo ella possa, in tempi
ragionevoli,
trovarsi nelle
condizioni per divenire un gastroresecato di tutto
rispetto. Meno stomaco, più anima: questo è il nostro motto spirituale, con il quale
idealmente l'accogliamo fin d'ora tra noi"
La
missiva era sottoscritta da tutti i membri del Club: Stelia
Magrini, Laerte Tescullo,
Poltilio Gozzi detto "il Formica", Nuccia Schelli, Pino
Cicala, Slim Ramino, Susy Calozza, Don Lucio Anguilla, Memo
Filostorchi, Vulno Lo Martire, Biffo Polverini e Carlo Maria
Vermizza.
Il Vermizza ha voluto allegare una dieta, da lui stesso divisata,
per cardiosuonati miranti alla gastroresezione: la riportiamo
per dovere di cronaca, ma non ci sentiremmo di consigliarla a
chicchessia: mattino, due etti di fois gras e quattro di nduja
- specialità suina calabra - con panna e grappa friulana (quantità a
piacere); mezzodì, pappardelle al cinghiale (quantità a piacere),
trippa (q. a p.), dolce al mascarpone (con moderazione, non più di
quattro etti); sera, minestra di cotiche e lardo (q. a p.),
zampetti di lattonzolo al cognac (non più di dieci-dodici pezzi),
torta al sanguinaccio (q. a p.).
Vita
burlona,
infermiere
sorcine
e un mastro sciamano
Non fai
in tempo a dire (vedi sotto): "Brivio, Ascolini e Moramarco saranno
ospiti a...", che all'ultimo dei tre il cuore fa uno
scherzaccio. E allora pronti soccorsi dove trovi anche
chi ti rimprovera perché pretendi di star male, palloncini ("...dove
vanno a finire i palloncini?, cantava Renato Rascel) che un
abile chirurgo ti fa salire lungo i vasi sanguigni, montagnole di
farmaci salvifici e stranianti, infermiere gaie che si
rivelano sorcine della prima ora (eh sì, Renato Zero ha una
cifra paramedica), altre algide e dalle movenze da mannequin
(chi le ha messe lì?, sembra che i malati diano loro fastidio),
medici in gamba, altri che ti fanno capire che prima ti levi
dalle balle meglio è per l'economia del tutto (e dell'azienda
ospedaliera in primis), amici che non si facevano vivi da
diciannove anni e ora esercitano un quotidiano voyeurismo
clinico, altri che sanno esserci e testimoniano solidarietà
umana, o amore di Dio, incursioni mentali di antenati, figli
angelici e parole che echeggiano, che ti accompagnano anche mentre
un barelliere incallito ti scorrazza di qui e di là, per corridoi
tristi di neon, parole salutari come quelle che Giorgio Conte,
l'inimitabile chansonnier, aveva riservato ad
Allucinazioni amorose (meno due) - e in particolare a Canzone
d'inverno - proprio alla vigilia del cardioscherzo. Un grazie
di vero cuore anche al mastro sciamano
Gufologia al
Festival Open Event di Monte San Savino (Arezzo)
Roberto
Brivio, Andrea Ascolini e Michele Moramarco saranno ospiti a Open
Event 2009 (evento accreditato presso il Festival del Cinema
di Venezia), in programma a Monte San Savino, Arezzo, dal 10 al
19 luglio p.v.
Sotto la guida di Roberta Cappellini, saggista di valore, il
festival - che ha come tema quest'anno Metamorfosi: il viaggio
dell'anima - vedrà la partecipazione, fra gli altri, di Gabriele
La Porta, Danilo Rea, Andrej Tarkovskij jr., Lino Patruno e Giorgio
Conte, che terrà il concerto di chiusura. A Gufologia,
invece, il compito di aprire il side teatral-musicale di
Open Event, la sera del 10 luglio nel Teatro "Verdi" della
stupenda località toscana. Il sito del festival -
cinematografico, musicale e gastronomico - è
www.open-event.net
La Listrani lascia
Galluzzo: "bruxava troppo"
Dispiace sempre sempre parlare di argomenti come questo, ma ci corre
l'obbligo di coscienza di informare i visitatori del sito che Vera
Listrani e Tony Galluzzo, pervenuti a coniugio tramite il nostro MDA
in similpergamena (vedi sotto), si sono ben presto separati. E' stata
Vera ad andarsene, lamentando
l fatto che Tony
"oltre a russare, bruxava troppo". Il buonuomo, cioè, durante il
sonno, suole sfregare tra loro le arcate dentarie con veemenza, sferragliando
"a mo' di certi treni arrugginiti", spiega Vera con
idioma
poetico. "Non ce la facevo più", aggiunge, "avevo tremori,
mi schermivo, sognavo ossessivamente Bruxelles".
Galluzzo l'ha
presa malissimo, pare si sia scardinato l'intera dentiglia e l'abbia
poi inviata in busta sigillata al nuovo recapito della Listrani, a che
pro non s' è ben capito
Un
libro da leggere: Inseguendo il vento della libertà, di
Fabrizio Montanari
Fabrizio Montanari è un giornalista e uno storico che si è occupato
in vari libri di figure - soprattutto femminili -del movimenti
socialista, anarchico e repubblicano. A dicembre è uscita l'ultima
sua fatica, Inseguendo il vento della libertà (Compograf,
Reggio E. 2008), che fa rivivere in un intreccio avvincente le
storie di Camillo Berneri, Pietro Montasini e Torquato Gobbi, esuli
dall'Italia durante il fascismo. E' l'anarchico Gobbi, un
personaggio refrattario, da molti considerato bizzarro, il fulcro della
storia, quel Gobbi generoso e dolente, suicida per depressione nel lontano Uruguay, malgrado la grande amicizia di
Luce Fabbri (di cui Montanari ha tracciato un profilo molto efficace
e toccante in un altro suo volume, Libertarie). Alla sua si
collegano, nel coinvolgente collage di Montanari, le storie di
Berneri, ucciso da stalinisti nella Barcellona della guerra civile
spagnola, e Montasini, già repubblicano, poi comunista riparato in
Russia e lì sparito intorno al 1935, come altri comunisti europei,
durante una "purga" staliniana. A colpire, nel lavoro di Montanari,
è l'immediatezza, mai sciatta, con la quale raccoglie e ricompone
quei frammenti di vita e la cifra umana che fa risaltare in
essi. Insomma, si tratta di un libro di saggistica e narrativa
insieme, di lettura gradevole e arricchente.
E' uscito il numero 6 di
Musica & Parole
Inizio
d'anno scintillante per la rivista diretta da Mario Bonanno e
accreditata oggi come la più qualificata nel campo della canzone
d'autore. La sezione monografica del sesto nu mero
è riservata a Roberto Vecchioni, con la consueta ricognizione a 360°
della sua produzione in ogni sua cifra stilistica. Il Tema
del volume è: "Di cosa parliamo quando parliamo di
canzoni?", domanda tutt'altro che ovvia alla quale rispondono,
con interventi e interviste, alcuni nomi del panorama musicale quali
Ivano Fossati e Franco Battiato, nonché - tra gli altri - il critico
Ernesto Assante e il filosofo Manlio Sgalambro. La rubrica Tracce
propone un intervento di Sebastiano Ferrari su Nel blu
dipinto di blu, dopo le celebrazioni del cinquantenario, e
un'intervista con l'inossidabile Guccini. Molti altri spunti
ottima caratura per questa rivista diretta con intelletto d'amore
da Bonanno e pubblicata, certo non a caso, da un poeta qual è Angelo
Manuali (Bastogi Editrice Italiana).
La prof. Biagina Mailli
fonda la "Pia Confraternita Possessori di SUV" (PCPS)
A
Zombrio Val Carusa, un'insegnante dell'Istituto "A. Casaccio",
Biagina Mailli, ha fondato un gruppo che non mancherà di vivacizzare
ulteriormente la già fervida vita culturale valcarusina. Si tratta
di una confraternita che si definisce cristiana e lega i proprietari
di Suv (o fuoristrada che dir si voglia) in un empito di "pietas": i
membri del pio ente si riuniranno l'ultimo sabato sera di ogni mese
sui loro Suv per leggere la Bibbia, ma la particolarità sta nel
fatto che per statuto potranno partecipare anche non-possessori di
Suv, meglio se indigenti, i quali verranno caritatevolmente ospitati
a bordo dei comodi veicoli da membri PCPS. Qualcuno - estraneo alla congrega - avrebbe
suggerito di vendere i Suvs donando il ricavato ai poveri, e si dice
che la Mailli, con voce stridulo-cantilenante, avrebbe dato in
escandescenze. Suv...via, siora, non se la prenda!
The Temple of Humanity
di Harm
Timmerman
Ci ha
scritto il musicista olandese Harm Timmerman,
docente all'Università
di Stenden nonché produttore dell'ensemble Freestone. Timmerman
ha composto The Temple Of Humanity, sorta di
concept album ispirato al simbolismo massonico, ma -
diversamente da Masonic Ritual Rhapsody - di fattura
progressive , con tinte classiche e jazz disperse nel tessuto
del lavoro. Il progetto di Timmerman, che è in process,
merita di essere conosciuto: brani di The Temple of Humanity
si possono ascoltare su su youtube; per
informazioni specifiche, v.
www.free-stone.org
Timmerman ha espresso l'auspicio di una collaborazione, in un
prossimo futuro, con le edizioni Bastogi
Un sito di servizio
(divino)
La
musica si fa in tanti modi, anche con le parole, i gesti o i colori.
E la preghiera del cuore è pur sempre musica. Per questo, è un
piacere musicale navigare nel sito
www.guruji.it
allestito da Guido Da Todi, maestro di kriya yoga e
studioso della tradizione universale. Guido vi ha raccolto
tracce e segnali del lignaggio che in Occidente fu introdotto da
Paramahansa Yogananda, ma - proprio in omaggio allo spi rito
universalista dello yogi autore della mirabile Autobiografia -
ha inserito nel suo sito voci del sacro notevolmente diverse
tra loro,
dalla Bhagavad Gita ai Vangeli gnostici e al Corano. Non mancano le
tracce audio/video, pure molto rare, ad esempio la breve ripresa di Shri Yukteshwar
dentro il suo ashram, e una seduta di rilassamento
guidata (Guido da Todi ha consuetudine con la
multimedialità, avendo prodotto anche in dvd le proprie opere).
Insomma, www.guruji.it è un
ottimo sito di formazione e di servizio spirituale. Lascia al
navigatore una scia di luce azzurra, che ben si sposa al canto delle
Upanishad: Tamaso ma jyotir gamaya... dalla tenebra conducimi alla
luce. Un auspicio finale, che è quasi una certezza: quello si
vedere presto in www.guruji.it
una selezione degli inni di Zarathushtra
Le immagini lievi e
abissali di Mauro Salati
Dal 1
gennaio 2009 questa pagina ospita i disegni di Mauro Salati, un
creativo che si richiama a un surrealismo plastico e
geometrizzante, con accenti metafisici e realistici intrecciati
fino all'irriconoscibilità. Dove finisce l'iper-reale e dove
comincia l'Oltre? E' questa la stimolante sfida di Salati, per chi
desideri o pretenda decifrare la sua opera, fino a oggi rapsodica,
occasionale, ma meritevole senz'altro di una prospettiva
sistematica. A Mauro un grazie per la collaborazione e gli auguri di
un fecondo 2009
Gufologia il 5
dicembre a "Parma Lirica"
Si è
tenuto il 5 dicembre, presso il Circolo "Parma Lirica", lo
spettacolo Gufologia con Roberto Brivio, Grazia Maria
Raimondi, Federika Brivio, Andrea Ascolini, Michele Moramarco (e
Mimmo Pedrini, ai suoni e alle luci). Oltre a monologhi e
sketches magistralmente interpretati dalla premiata ditta
Brivio-Raimondi, sono state eseguire numerose canzoni dei Gufi (tra
le altre,
Giù col morale, Binario morto, Vampira tango,
A l'era sabet sera, Vorrei tanto, Marat e Non spingete...)
e sono stati proiettati spezzoni tvideo d'epoca con Il neonato,
Io vado
in manca e altri classici. Caloroso il riscontro di
un pubblico composto per lo più buona da cultori dei Gufi (con una
simpatica eccezione, un signore che sperava fosse in
repertorio Il cielo inuna stanza di Gino Paoli). Squisita
l'ospitalità da parte dei dirigenti del Circolo, ai quali va un
ringraziamento particolare
Prima conferenza pubblica
del circolo "Ursus" di Zombrio Val Carusa
E'
prevista per domenica 14 dicembre alle ore 18, presso la sala civica
"Guazzi" di Zombrio Val Carusa, la prima conferenza pubblica del
circolo maschilista "Ursus", fondato due mesi fa da un gruppo di
mariti, ex mariti e putti vocazionali (tra i soci fondatori: Leo Di
Manzo, Titanio Lanzotti, Erio Culzoni, Nanni Magliulo, Carmelo
Breon, Zaccheo Tosti) L'oratore designato è Decio Martoni, che
intratterrà l'uditorio sul tema Più spazio alle donne:
allarghiamo le cucine
L'arte neopop di J.B.Cacca
per la copertina di Gesbitando
E' già
al lavoro, J.B. Cacca. Instancabile realizzatore di soluzioni
creative basate su forme e colori estratti dal computer, ma poi
applicati volentieri alla natura, alle persone, ai paesaggi e ai
sogni, il nostro amico - che ha ideato le copertine di ambedue i cd
sfornati da Moramarco/Ascolini - sta ora progettando il design
del terzo, Gesbitando, che dovrebbe essere ultimato entro la fine
della prossima estate. E in questo caso il Cacca, con una visione di
estrema semplicità, dà il meglio di sé come esponente - forse
potremmo dire: pioniere - di uno stile neopop che rivisita alla luce
delle tecnologie attuali certe intuizioni di Peter Blake
e di tutto il gruppo dei designers pop inglesi anni
'60. La schiettezza dei lavori del Cacca, appaiata all'entusiasmo
che emanano, crea gioia. E ci sono prove di ciò: l'amica Mary ci
diceva ierlaltro che quando guarda su youtube le immagini di
Oltre ogni oltre le si rallegra il midollo. Bene! Un plauso
al Cacca, che è anche terapeutico, e un augurio alla sua neopop
art.
Rinviato lo spettacolo
Gufologia al circolo "Parma lirica".
A causa
dell'estemporanea nevicata che ha creato non pochi guai al sistema
dei trasporti, la serata di Gufologia programmata per oggi 28
novembre alle 21, presso il salone del circolo "Parma lirica" è
stata rinviata a breve. Lo spettacolo vede Roberto Brivio affiancato
dalle attrici Grazia Maria Raimondi e Federika Brivio, nonché da Michele
Moramarco (chitarra/tastiere) e Andrea Ascolini (sax/synth a fiato).
Il circolo "Parma lirica", fondato nel lontano 1970, ha una storia
di tutto riguardo nel panorama degli allestimenti musicali e
teatrali - non solo lirici, va da sé - della città emiliana. La
sinergia Brivio-Moramarco ebbe inizio nel 2002, con una serata al
club Itineraria di Milano,
presieduto da Roberto Carusi
(autore teatrale rappresentato più volte da Brivio già ai tempi
del "Refettorio" che lanciò Marco Messeri e Maurizio Micheli)
e proseguì con lo spettacolo di ferragosto al Teatro "Ariberto" di
Milano (2004) e la collaborazione al laboratorio musicale dello
"Iodi" di Reggio Emilia (dal 2006 al 2008), in occasione
del quale Andrea Ascolini si associò all'impresa.
"Oggi peggio di ieri, ma
meglio di domani"
Detta così, magari anche con tono volitivo, sembra un'affermazione
ottimistica. Ma se uno legge bene, vede che è tutt'altro. Mirando Glaubanzuto (v. sotto), reduce da un'afta suina, lo ha proposto - in
netta polemica col Presidente del Consiglio in carica, che predica
ottimismo a ogni costo - come motto del Misery Club International
nel corso dell'ultima cena sociale del benemerito sodalizio. E
l'ha spuntata, sia pur per un solo, misero voto, sulla proposta del
presidente Wolmer Ghidozzi che era tratta da un aforisma di Woody
Allen: "Sono così sfortunato che se ci fosse la gara a chi è più
sfortunato arriverei secondo."
Gozzano masquerade
di
Ludovico
Parenti, ovvero: leggere teatro e vedere poesia
E'
uscita per i tipi di Aliberti l'ultimo libro di Ludovico Parenti, il
geniale poeta e autore teatrale - si sono cimentati coi suoi testi
attori del calibro di Ivana Monti, Massimo Venturiello e Edoardo
Siravo - che ci onorò scrivendo la presentazione di
Allucinazioni amorose (meno due) per il booklet del cd. Il
titolo di quest'opera teatrale è Gozzano masquerade, e la
prima osservazione che vien da fare, al riguardo, è che - come ha
notato lo studioso gozzaniano Giorgio De Rienzo - essa risponde a
criteri di validità e originalità nei riferi menti
storico-biografici. Ma, va da sé, il merito di Gozzano masquerade
è un altro: è quello di saper evocare, ed evocare, poi,
un tempo dell'anima eternamente presente ma perlopiù nascosto,
quello crepuscolare, fatto di esistenza nuda o sfinita,
vulnerabile e, in quanto tale, eroica.
Parenti si immerge senza remore nella luce
spiovente in cui ha luogo
l'intreccio crescente di eros e thanatos (mirabili i
suoi versi messi in bocca a Guido e dedicati ad Amalia a fine
libro), negli aromi indiani inalati dall'ultimo Gozzano (che in Parenti avranno
resuscitato forse i conati
vitalistici di un certo Pasolini ne L'odore dell'India), in
un Novecento preso dal celebrarsi disperato di un
avvenire che pare più un fantasma del passato, avvolto dalla
percezione dilatata cara all'animus crepuscolare, animo infantile e
agonico,fetale come in Corazzini.
Nelle pagine intense e delicate, come sempre, di Parenti, si
legge teatro in senso anche materico - sì, si leggono palchi,
poltrone laccate, polvere, scenografie liberty, un sipario
scarlatto con le frange argentate) e si vede poesia in atto.
E qui ci fermiamo, come si deve, lasciando il resto al lettore, ma
con una postilla senza pretese, ancorché forse arbitraria:
Gozzano masquerade è l'apoteosi infantile di Ludovico,
racchiusa in una citazione di Gozzano, perlata di nuova innocenza: "Mi
aveva baciato/come si bacia un uccellino in gabbia"
La musica di Moramarco e
Ascolini alla radio belga Canal 44
Presentato da Françoise, il cd Allucinazioni amorose (meno due)
ha fatto capolino a Radio Canal 44 (www.canal44.be)
di Wauthier-Braine. Tra l'altro la presentatrice afferma: "...
Michele c'est choisi la musique pour compagne dès sa jeunesse. Ses
muses sont les femmes, surtout les femmes absentes....Il a,
effectivement, le culte de la parole juste...". Parole di
apprezzamento anche per il lavoro di Ascolini, che
ha collaborato in guisa decisiva agli arrangiamenti di molti
brani, "vestendoli" - l'espressione è sua - come si doveva
Il premio Carusone
assegnato quest'anno a Mirando Glaubanzuto
Il
premio Carusone, che l'assessorato alla cultura di Zombrio
Val Carusa assegna al cittadino distintosi per incremento ponderale
durante l'estate, è andato quest'anno al Mirando Glaubanzuto, che
negli ultimi tre mesi è aumentato di trentotto chili degustando
prodotti tipici (in particolare: ranzola di maiale e gozzo d'oca
farcito di lardelli). Il premio vuole appunto promuovere la
gastronomia carusina. Certo, i rischi non mancano, sul piano delle
patologie viscerali e cardiache. Ma i notabili del Comune hanno
pensato anche a questo, istituendo un secondo premio, quello di
martire lipidico, che va a chi ha subito danni o è deceduto per
eccessi nel delibare le ghiottonerie locali. Glaubanzuto ha fatto l'en
plein, ricevendo anche il secondo riconoscimento dopo essersi
accasciato sul selciato del piazzale antistante la Casa Comunale
(per fortuna non è niente, se la caverà con un paio di bypass)
Buon jazz tradizionale al
femminile: Melissa Collard
Abbiamo scoperto un'ottima
cantante (nonché chitarrista) americana che interpreta al meglio il
patrimonio degli standards jazzistici degli anni 30-40, e non solo.
E' Melissa Collard, con la quale vale davvero la pena fare
conoscenza su youtube (dove figura come guitaress) e nel suo
sito,
www.melissacollard.com, in cui
si tovano i dati del suo
cd Old Fashioned Love
Si è costituita della
Federazione Sciamanistica Italiana (FESCI) - Lo stationing
alle prossime Olimpiadi ?
E'
notizia di pochi giorni fa. Presso il bar di Zombrio Val Carusa si è
costituita la Federazione Sciamanistica Italiana. Lo sci a mano
è uno sport nato proprio in quel di Zombrio, e consiste - come si
comprende dalla definizione - nell'infilare le mani anziché i piedi
negli sci e poi procedere carponi su un percorso regolamentare di
quindici chilometri. E', insomma, uno sport di resistenza. Ora il
presidente della FESCI (questa la sigla adottata del neo-costituito
organismo sportivo) presenterà istanza al CONI perché la nuova
disciplina sia inclusa tra quelle riconosciute dal Comitato.
Una buona notizia per i sedentari. Il loro sport, lo stationing
- ideato nel 1993 da Ezio Furano - verrà proposto per l'inclusione
alle Olimpiadi di Londra del 2012. Lo ha annunciato lo stesso Furano
in una conferenza stampa, spiegando come vi siano buone probabilità
di accettazione da parte del CIO. Per chi non lo sapesse, lo
stationing consiste nell'assumere - a scelta - una certa
posizione e mantenerla senza muoversi, restando immobili per il
maggior tempo possibile. Due giudici di gara - uno deputato
all'osservazione di testa, tronco e braccia, l'altro a quella di
gambe e piedi - assegnano un punteggio a ognuno dei due contendenti,
che si cimentano diacronicamente, uno dopo l'altro. Vince
colui il quale è rimasto più a lungo nella sua stazione senza
muoversi in maniera percettibile. Il tempo di gara è un'ora e mezza.
La signorina Eva, l'infermiera Susy e lo Scarparo: uno sguardo al
mondo creativo di Nerio Pantaleoni
Nerio
Pantaleoni, bolognese, è un'autorità internazionale in campo
stomatologico e ortodontico, nonché uno dei più noti teorici del
metodo antropometrico. I suoi testi scientifici, ormai dei classici,
sono adottati in varie scuole di specializzazione universitaria. Ma
da medico umanista, appassionato di tradizioni iniziatiche, di
storia e anche... di goliardia, il nostro si è cimentato nel campo
della narrativa, con una serie di racconti editi negli ultimi anni
dalle edizioni Saccardin-Martina (www.edizionimartina.com).
Si tratta di storie surreali e umoristiche, radicate nella sua
esperienza scientifica e professionale riletta in una chiave "magica", e sempre paradossale.
Ecco allora che in Biprotrusione fantastica il nostro
ripercorra la terapia ortognatodontica con
Eva, una giovane
donna, che nel finale davvero fantastico e insospettato del
racconto si rivela uscita da un celebre dipinto di Lucas Cranach.
Pantaleoni ha abilmente incistato un dettaglio osservato nel dipinto
in un plot che solo alla fine risale a quella matrice,
coniugando scienza, tecnica, arte e mistero in un solo afflato
spirituale (quasi una tautologia, la nostra, se è vero che spirito è
anche soffio, afflato).
Esilaranti sono altre due storie, L'imperfetta infermiera del
dottor Hilton e Lo Scaparo, grande genio. La prima è una
commedia in tre atti che vede protagonista Susy, una assistente
odontoiatrica dalle dubbie qualificazioni, più vocata a
compiacimenti narcisistico-edonistici che alla professionalità.
Tratta i pazienti a pesci in faccia, ne combina di tutti i colori in
un tripudio di pressapochismo e distrazione: andrebbe consigliata,
questa pièce teatrale , a chi è in sala d'attesa dal
dentista, servirebbe, con la sua levità, a dissacrare un'attesa a
volte greve. Lo Scarparo, grande genio, è invece una
sferzante satira sui guai che produce l'idea di media aritmetica
quando viene applicata a una umanità che, tanto sul piano corporeo
quanto su quello mentale, è irriducibile a standards
totalizzanti (anche se la società dei consumi è quasi riuscita a
omologarla). Il breve racconto di Pantaleoni ci presenta un'utopia
ortopedica nella quale tutti devono portare il 39 di scarpe
oppure sottoporsi a improbabili trattamenti per l'accorciamento o
l'allungamento dei piedi, in un delirio uniformante che si estende
poi dai piedi all'intera complessione umana e genera B... no, non lo
diciamo perché il guizzo finale va gustato in prima persona.
Allende Lon? ... non è possibile, anzi lo è
Qualche
giorno fa passeggiavo in periferia, quando incrociai una conoscente
che mi salutò e si mise a camminare con me. Passiamo davanti a via
Salvador Allende e questa, guardando la targa toponima, dice: ma
chi è questo qua? Allende Lon? E faceva sul serio. No comment.
La prossima volta che la incrocio dico scusa, ma vado di fretta;
devo dare il mangime ai criceti
L'arte
magistrale di David Parenti
Sono passati
alcuni mesi, ma resta viva la memoria dell'ultima personale di David
Parenti nella Rocca dei Boiardo a Scandiano. Si è trattato di
un'antologica davvero imponente, nella quale David - figlio del
poeta e autore teatrale Ludovico, per gli amici Vico - ha raccolto
una scelt a rappresentativa dei vari passaggi della sua arte
eclettica. Maestro di svariate tecniche, David ha raggiunto una
cifra personale di pregnanza assoluta nei ritratti a matita,
rielaborati da fonte fotografica. Esordì con la serie su Pier Paolo
Pasolini nel 1995, continuando con quella su Federico Fellini
(2003), che iniziò il proprio iter espositivo dal leggendario
Grand Hotel di Rimini per proseguire a Roma, Bologna, Parigi ecc,
con eccellenti riscontri di critica.
A colpire, in queste opere, non è soltanto la tecnica fine ed
elaborata, da moderno certosino, ma ancor più l'abilità nel trasfigurare immagini fotografiche, pur già pregiate, in
ritratti viventi, dotati di dinamismo nuovo,
insospettato, e soprattutto sottilmente fisico, come se i tratti di
matita fossero linee di quello che Steiner chiamava corpo
eterico, l'intelaiatura formale dell'individuo, e cogliessero -
rinforzandolo - lo specifico visuale di ogni persona/situazione
rappresentata. Ma per capire l'arte del nostro sarà bene visitare il
suo sito,
www.davidparenti.it,
non dimenticando di entrare nello showroom.
Il mistero
del campanello
"...quando l'amore viene il campanello suonerà...". E' un
fatidico verso di Finché la barca va, cantata da Orietta
Berti. L'autore delle parole - Panzeri - era noto per una certa
tendenza all'esoterico nei testi ("Tipitipitipiti dove vai?
Tipitipitipiti, cosa vuoi?..."), ma il verso del
campanello ha davvero inquietato - e continua a inquietare -
pubblico e critica. Il campanello, un trillo, un brivido... Ma di
quale campanello si tratta? Forse di un campanello mentale, che si
metterebbe a squillare in sincronia con lo sbocciare di un impulso
amoroso, nel qual caso l'innamoramento sconfinerebbe in blanda allucinazione uditiva? O si tratta del campanello di casa,
presumendosi che la persona innamorata - magari sconosciuta -
si dichiari a domicilio? O perché quelli del piano di sotto, stanchi
di sentire del baccano, vengono su a dire: "Allora, lei e la sua
amica, la volete smettere di rompere i c......?"
Non lo sapremo mai, certe parole chiedono che si rispetti il velo
con cui il loro autore le ha circondate. Come non sapremo mai chi o
che cosa
risponda al nomignolo, in apparenza tanto innocuo, di
Tipitipitipiti.
Per i cultori dei mitici Gufi
Capita
abbastanza spesso che ci venga chiesto da qualcuno - forse non
familiare con il web - come trovare i dischi dei Gufi. Segnaliamo
allora che nel 2004 la EMI, meritoriamente, ha ripubblicato l'opera
omnia. Consigliamo vivamente ai gufofili di non perdere una
simile occasione e,
all'uopo,
di connettersi con
www.emimusic.it
Se poi qualcuno vuole ascoltare le canzoni gufiche live,
ricordi che Roberto Brivio, nello spettacolo Gufologia, ne
esegue sempre almeno una ventina, alcune fisse, altre a rotazione
Una grandiosa idea
congiunturale: la pizza
alla porco giuda
Tempi
di recessione, si sa, ed ecco che pare ci sia un'indicazione
bipartisan volta al risparmio sui pasti. Molti italiani hanno
rinunciato al ristorante, pochi alla pizza. Forse è per questo che è
trapelata, dal sottobosco politico, una idea che potrebbe garantire
ulteriore continuità al consumo dell'antico piatto popolare
partenopeo: la pizza alla porco giuda. Si tratta, in buona
sostanza, di utilizzare residuati di cibo (torsoli di mela,
frattaglie, briciolame, cascami di verdura, mangime per gatti ecc.)
e di porli sull'impasto prima che entri in forno. I risultati paiono
sorprendenti: il torsolo, ad esempio, viene sublimato dalle alte
temperature e perde molto della meschinità estetica che lo
caratterizza a freddo. L'arte di arrangiarsi è inesausta. Da notare
che la pizza "alla porco giuda" non verrà inclusa nei menu delle
pizzerie, ma avrà un corso esclusivamente domestico. Si sarà dunque
certi che il torsolo arrostito sarà quello che si è abbandonato nel
piatto uno o due pasti prima, e non quello relitto da altri.
Lugliognu, perché no?
Se lo è
chiesto, nel corso di una riunione degli intellettuali del Bar di
Zombrio Val Carusa, il perito agrario Gemente Brizzan, con un
ragionamento che in effetti non fa una piega: "Se
a diciotto anni sei maggiorenne, perché a diciassette non potessi essere
(sic) apriledaini, a
diciannove lugliognu e a venti, magari, agostoyak?".
C'è voluta una
mezzora perché i membri del gruppo cogliessero la incredibile
intuizione del Brizzan, ma poi è stato uno scroscio deliriaco di
applausi e il geom. Lio Tarlani ha proposto una mozione,
tosto approvata per acclamazione dagli astanti, in cui si invita
l'Accademia della Crusca a introdurre tali neologismi nel
vocabolario della lingua italiana
La fotografia di Luciano
Burani
Nell'introduzione al catalogo di Altre realtà, Renato Barilli
elogiava della fotografia di Luciano Burani la cifra magrittiana
e quel nitore metafisico applicato alle cose che caratterizza, oltre
alle creazioni fotografiche, anche le animazioni sperimentali del
nostro. Rendere misterioso l'ordinario, estrarne un' essenza
inattesa, ecco una delle possibili chiavi di lettura di immagini che
siamo onorati di ospitare anche in questo sito. Ma vogliamo citare
lo stesso Burani, riguardo la sua visione dell'arte fotografica:
"Sono
indirizzato a creare fotografie più o meno come un pittore crea il
proprio quadro: inventando una scena e cercando di ricostruirla.
Prerequisito principale è che l'immagine sia realistica e
interessante, ma anche - possibilmente - il meno prevedibile.
Quali sono le
caratteristiche di una buona immagine?
Penso che una buona
immagine sia come l'inizio di una storia avvincente: deve essere
godibile e recare in sé un "segreto" che la renda fruibile a più
livelli d'interpretazione. Idealmente, l'osservatore non guarda
l'immagine, ma dentro l'immagine.
L'immagine ideale è quella che, dopo essere stata osservata con
attenzione, richiama - magari dopo che altre sono state visionate -
l'interesse dell'osservatore: spinge, dunque, a percepire quanto in
essa vi sia ancora da scoprire"
Ruggero Leoncavallo: un bel libro, un bel cd
E' la
biografia di Ruggero Leoncavallo scritta dal giornalista Mauro
Lubrani e dal pianista Giuseppe Tavanti. Il titolo è Ruggero Leoncavallo. I
successi, i sogni, le delusioni, l'edizione - del 2007 - di Polistastampa
(Fi). E' un volume che si lascia leggere con interesse e fluidità,
ben documentato e non meno empatico: non è un caso che Tavanti
diriga l'Accademia Musicale
Leoncavallo con sede a
Borgo Buggiano (PT), ed è a lui che si deve l'esecuzione di dodici
brani pianistici raccolti in un cd allegato al libro, una vera
chicca. Empatia, si diceva: le vicende di Leoncavallo, snobbato da molti (ma,
vale ricordarlo, apprezzato da Gustav Mahler), vengono
ripercorse con una partecipazione affettuosa che non perde mai
di vista il dovere dell'obiettività e le esigenze della critica. Una
lettura davvero indispensabile per tutti gli autori di canzoni, che
hanno in Leoncavallo un maestro assoluto, ancorché il
cosmopolita musicista sia stato ben più di questo.
E' uscito Fenomenologia
del peto di Curzio Scorzoni!
Dopo tira e molla a non
finire, le edizioni "La Quaglia Perspicace" di Zombrio Val
Carusa hanno dato alle stampe il volume di Curzio Scorzoni
Fenomenologia del peto, in cui l'autore esplora detto
fenomeno sotto i profili fisiologico, psicologico, patologico,
musicale, letterario ecc. Di particolare interesse e rilievo il
capitolo sul peto nella storia della pittura e della scultura. Al
caro Curzio, gli affettuosi auguri degli intellettuali del bar di
Zombrio.
Infortunio all'Emi
Emidio Pierazzoli si è
fratturato un polso cadendo maldestramente con la bici durante una
gara del Club "Eros Pigozzi junior": al gagliardo amico Emi giungano
felicitazioni e auguri di Mariele, Creola, Ivaldo, Giangi, Ermanno,
Gina, Poldo, Gregorio, Nullo, Dan, Nunzio, Clemente (ma Stella
aggiunge: un'altra volta fai meno il fenomeno), Decio,
Manila, Teresio, Lue, Alfio, Meris, Pio, Curzio, Cece, Franz, Gennaro,
Ennio, Geo, il Bracco, Gandilio, Yuri, Ulderica
e Bepi.
Il Treno
di Roberto Brivio
Si tratta di un testo
insolito, molto bello, di Roberto Brivio e Giorgio Cazz ola, una
apologia del treno contro il traffico su ruote. E' stato allestito
dal Laboratorio musicale/espressivo dell'Istituto "Iodi" di
Reggio Emilia. Roberto, oltre a guidare gli alunni
nell'allestimento, ha partecipato alla festa d'Istituto. In quella occasione, oltre a Il treno,
ha proposto
scampoli di Gufologia
Ezio Furano
multato
Tornando a casa in auto,
sere fa, Furano si era tolto, con un automatismo, la cintura di
sicurezza. Si trovava a poche centinaia di metri da casa, era ora di
cena, non si vedeva un'auto dico una in giro e lui
procedeva ai cinquanta. Ma a cento metri dall'abitazione, una
pattuglia di carabinieri ivi appostata - per la prima volta in tutta
la storia della località, stando alle testimonianze dei locali - lo
fermò e lui, nel goffo tentativo di riallacciarsi la cintura
(evidentemente notato dai militi, che altrimenti non si sarebbero
accorti dell'omissione), sbandò leggermente, così superando la linea
di mezzeria. Il Furano scese dall'auto costernato; il milite che gli
aveva intimato di fermarsi gli contestò mancato uso della cintura e
marcia contromano. Inutile ogni tentativo di spiegazione, la
rivendicazione di essere un automobilista prudente, il reiterato
appello "tengo famiglia": multa pecuniaria e scadimento di
cinque punti nella patente.
All'amico Ezio vada la comprensione (non disgiunta dall'avvertimento
a essere ancora più ligio, la prossima volta) di Vanna, Carmen, Avio,
Nuccio, Afra, Herbert, Brenno, Tullio, Lando, Faisler, Sauro, Rocco,
Ilva, Sante, Pier Renato, Athos, Olide, Fermo, Greppino, Oscar,
Fosco, Arduina, Demo, Klaus, Nerone, Wilder, Attilio, e di tutti gli
amici del Circolo "Amici del Suino" di Forcola
Robby
Incerti, poeta in agguato
Lo puoi trovare al
rinomato ristorante "Da Gianni" di Costaferrata (Paullo), anche
perché il Gianni che dà nome al ristorante era suo padre. Non ti
negherà un bicchiere di buon lambrusco, qualche verso immediato (Lascia
che sia / più che sia sua / un'isola in mezzo al deserto/ il deserto
più piccolo che abbia mai visto), qualche aforisma
dalle
ascendenze cocteauiane-zen (Gli specchi dovrebbero pensare bene, prima di
riflettere). Robby è un
dietrologo della parola: se a seguito di una sua teoria ti vien
da chiedergli - trovi?, è probabile che ti risponda -
cerco!; se invece gli chiedi - dici?, replicherà -
penso, prima di dire!; se proverai stremato con un - pensi?, lui
arretrerà ancora e dirà - scruto!
Poesie di Robby Incerti sono incluse o citate in siti e testi vari, ma
gli amici gli hanno chiesto di fare uno sforzo contro la sua
naturale riluttanza e di raccoglierle in un volume. Lascia che
sia!
Solidarietà ai tassisti o a chi per loro
Si tratta di Visco e del
suo staff, che di mestiere fanno sì, rispettivamente, il ministro e
gli staffisti, ma che non ci pare improprio chiamare, per una volta,
tassisti (da
tassa, come si dice statalista da stato, classista da
classe, ecc.). Non si è ancora capito bene da chi sia stata
voluta la scelta adamantina di pubblicare on line i
redditi dei connazionali, ma è chiaro che i più svergognati sono i
radical-riches ecc. A chiunque sia responsabile della nobile
opzione, va la solidarietà di membri attivi e simpatizzanti
della delegazione locale del Misery Club International (una delle
più prestigiose associazioni pauperistiche), in particolare di
Nevio, Mara, Gualberto, Truman, Nadia, Longina, Manfredo, Learda;
Wolmer, Annetta, Romeo, Mentore, Odette, Dirce, Gerbino, Vally,
Fioravante, Meo, Oronte, Screzio, Cleto, il Bigio, Rolando, Assunta,
Prospero (il nome non tragga in inganno) e Zuma.
I
Francobolli del Senegal di Antonio Fantozzi

Antonio Fantozzi è un
valente artista figurativo, ma con Francobolli del Senegal
egli
rivela notevoli qualità di narratore. L'agile libro (L'Autore Libri,
Firenze 2006) nasce dall'esperienza di Fantozzi come patron
dell'ente Xol, attivo nell'aiuto alla popolazione
senegalese. E' una narrazione scarna (scultorea, si direbbe), scevra
da retorica ma intensamente evocativa. Offre un quadro penetrante e
poliedrico della realtà umana di laggiù, incorniciata in sketches
di una natura arcaica dove la parola davvero si fa immagine,
forma e colore. Una lettura autenticante.
Pranzo
sociale del Misery Club International: il menu
Riceviamo e
pubblichiamo:
Si svolgerà presso la mensa ferroviaria "da
Olgher", il 29 maggio p.v., il consueto pranzo sociale del "Misery
Club" cittadino. Presso significa o dentro o, per chi preferisse
portarsi la roba da casa, sotto la tettoia; all'uopo, Olgher metterà
a disposizione qualche sedia extra. Il menu previsto è il seguente
hors d'oeuvre: capperi ad libitum
primi: spaghetti alle sarde o allo sgombro
secondi: frittatina o uovo strapazzato
dessert: wafer assortiti
Poiché sta attraversando un
periodo non proprio facile, Olgher non fa credito: paghi e mangi, se
no chi s'è visto s'è visto.
Il segretario cittadino del Misery Club International
Wolmer Ghidozzi
Un parere qualificato e gradito: il m° Menozzi su
Allucinazioni
Tra i primi
riscontri al nostro cd Allucinazioni amorose (meno due) c'è
quello del compositore e pianista Francesco Menozzi, che vanta,
oltre a due diplomi di Conservatorio, una formazione specialistica -
di notevole caratura - in musica liturgica. Ai titoli accademici,
Menozzi abbina poi esperienze e ricerca nell'ambito della didattica
musicale, che fanno di lui un punto di
riferimento
per insegnanti e operatori .Molto gradito, dunque (sia in
quanto proveniente da una fonte qualificata, sia perché non
sollecitato), il parere che Menozzi ci ha trasmesso, e che
riportiamo - nelle linee essenziali - di seguito:
"Le melodie scorrono sciolte e
spontanee, regalando momenti di inattesa originalità, freschezza e
lirismo. L'armonia, mai scollata dal canto, è uno dei punti forti
del cd, senza dubbio di alcuni brani. L'influenza dello stile
armonico jazzistico, del rock/pop, del musical e della musica colta
viene rielaborata con competenza e carattere, trovando un'essenza
personale e originale capace di stupire, emozionare e affascinare.
La ritmica è sempre al servizio dell'espressività musicale e dei
testi, in sintonia con le peculiarità delle varie canzoni, mai
troppo frastornante o eccessiva, sempre curata nei dettagli con
momenti di autentica finezza musicale. Anche gli arrangiamenti e
l'orchestrazione, elementi sostanziali e mai di contorno, sono molto
curati. Gli strumenti entrano al momento giusto, ora per scaldare il
clima, ora per sostenere il canto e il profilo melodico, ora per
continuare temi e frasi musicali, ora per interrompere, contrastare
e congiungere i periodi, o per raggiungere più intimità e
profondità...."
Decio caccia giustamente la
moglie
Decio Martoni si è deciso.
Ogni volta che Johnny Depp appariva in tv, sua moglie
commentava: "guarda com'è sexy!". A Decio giravano le balle,
le diceva che era di cattivo gusto, ma lei niente: "Anche le mie
amiche lo dicono, i loro mariti non brontolano", "Decio, ma se Depp
è bello è bello, no?" e altre ovvietà. Da notare che Decio si
asteneva sempre da ogni commento, allorché sullo schermo facevano
capolino stars al femminile, per rispetto della moglie ma
ancor più per sottrarsi alla dilagante
ginecocrazia.
Martedì scorso non ci ha più visto: stavolta c'era George Clooney;
la moglie: "Sexy, altro che!". Decio allora si è messo a
urlare ai limiti dell'umano: "Vaff... brutta canchera! insulsa,
zoticona, canaglia, cogliona, carogna, pezzo di m., polvere di m.
[per darle della nullità], sgualdrona [molto sgualdrina],
ignobile,
sguallida
[sgualdrina+ squallida], puttrida [puttana+lurida],
cafona, disgraziata, sozzona, rapa
[con rispetto per il vegetale], fogna, fracicona, laida, infame,
schifa...".
La moglie ha intuito, tra le righe, che quella era la fine di un
matrimonio, ha fatto le valigie e se n'è andata. Ha perso Decio, non
avrà Depp.
All'amico di sempre le felicitazioni di tutti i consoci del club
ciclistico "Eros Pigozzi junior" e del Comitato "Cani
Sciolti": Otello, Rino, Anselmo, Candido, Carlino, Valevole, Urbano,
Corinno, Fedele, il Condor (che aggiunge: "dovevi prenderla a
calci nel c."), Ellero, Savio, Adriano, Ginnico.
La
multicreatività di Françoise Beck
Françoise Beck, autrice di
vari testi letterari e saggistici (uno dei quali dedicato ai vini
italiani), nonché responsabile di ateliers di scrittura
creativa per conto della municipalità di Waterloo (www.waterloo.be),
è anche un'interessante pittrice. La sua prima galleria virtuale è
su
www.populart.com
Modulo per
dichiarazioni d'amore (MDA)
A seguito della triste
vicenda di Decio Martoni, e allo scopo di favorire la reintegrazione
affettiva del medesimo e di tutti coloro che si trovassero in
congiunture analoghe, il Comitato "Cani Sciolti" ha approntato un
modulo per dichiarazioni d'amore, definito dal presidente del
Comitato stesso, Ellero Mordini, un documento "salvatempo". "Scrivere
lettere d'amore è demodè e c'è sempre il rischio di non essere
convinti di quel che si è scritto, quindi di volere tornarci sopra,
con evidente spreco di tempo. Il nostro modulo, nella sua
essenzialità, ovvia all'uno e all'altro inconveniente".
Ecco lo schema proposto dai "Cani":
Il sottoscritto A.B., trovantesi nel pieno possesso delle
proprie
facoltà mentali,
DICHIARA E RIBADISCE
(giurandolo sulla testa dei coinquilini)
di essersi innamorato della S.V. a tempo indeterminato
e si appella alla S.V. affinché voglia associarsi a lui in regolare
matrimonio o, subordinatamente, in convivenza solidale, con
divisione al 50% di mutuo/affitto, bollette luce gas acqua,
spese condominiali, tassa rifiuti, parcelle idraulico, canone RAI,
ecc;
S'IMPEGNA
in caso di accettazione della presente proposta, a contenere per
quanto possibile, nel quotidiano, flatulenze orali, peti, emissioni
di catarro e via discorrendo, sollecitando la S.V.
a fare altrettanto
acciocché il coniugio o, in subordine, il qui pro quo
abitativo
non abbiano, rispettivamente, a spoetizzarsi o a causare imbarazzo
all'uno o all'altro dei contraenti. Confidando in un
tempestivo riscontro
il sottoscritto saluta cordialmente
e AMMONISCE
preventivamente la S.V., nel caso in cui il coniugio
o alleanza equipollente avessero luogo,
a non pronunziare commenti para-adulterini quando in televisione
apparissero figure di Suo particolare gradimento
e altresì a non prelevare dal frigorifero generi commestibili
senza averne ottenuto autorizzazione sottoscritta
dal sottoscritto, che provvederà alla sottoscrizione solo
dopo essersi accertato che la S.V. non esageri
nell'assunzione
dei generi suddetti
In fede,
.... firma del dichiarante...
"Ushtā
ahmāi yahmāi ushtā kahmāi cīt..."
"Gioia a colui da cui è gioia ad altri...", recita il primo
versetto di Gatha Ushtavaiti (Yasna 44:1). E' l'auspicio del profeta
Zarathushtra, ispirato da Ohrmazd. E del resto, nelle leggende sulla
sua nascita tramandate dai testi pahlavi si dice che Egli fosse
nato ridendo! Tra gli zoroastriani, di conseguenza,
l'umorismo, in quanto arma contro gli impulsi depressivi che
provengono da Ahriman (la forza brutale e assurda del male all'opera
nel cosmo) è un ministero spirituale. Ushta
in avestico significa gioia radiosa, beatitudine, ma nella
tradizione zoroastriana ha incorporato anche l'idea di allegria,
ed è a questa che si connette funzionalmente l'umorismo.
Fioccano
le richiesta di MDA in similpergamena
Da quando abbiamo pubblicato il
modulo per dichiarazioni d'amore (MDA), ci sono pervenute 183 richieste della versione in similpergamena. Tra i richiedenti
vogliamo ringraziare, per le espressioni di stima e riconoscenza che
ci hanno riservato: Tony Galluzzo, Vera Listrani, Credenzio
Marotta, Lucilla Gozzi, Pier Azzio Cacoppio, Romeo Turchi-Malavolti,
Jimmy Govoni, Squipzio Fontana, Mentore Lupis, Furio Dorso, la
marchesa Virginia Michaela Curva de Mervignon degli Scuri d'Alembert-Sguazzi,
Raul Sbarbè, Iolanda Cicalesi, Narcisio Marzano, Mimmo Niccoli, don
Seppio Chiappelli, Dimes Passerò, Phil Gutierrez, Maniero
Zandominici, Callido Meroni, Vivette Lanuto, Benedetto Lay, Raimondo
Tappola, Aimo Scandurra, Chicco Chierchia, Bruno Fogoli, Saverio De'
Tonnis, Paul Grossi, Clamidio Canaro, il comm.Vittorio
Pozzi-Palazzi, le
coiffeuses Tamara & Nadia, Giovanni Piasé, Adolfo Glenni,
Garante Profiti; Wilmo Zobbi, Tacito Paroli, Samantha Malacarne.
Roberto
Brivio torna alla fiaba
Agli esordi della sua
storia artistica, Roberto Brivio - in forze con Cino Tortorella, il
mitico mago Zurlì, all"Angelicum di Milano - si occupò molto di
allestimenti teatral-musicali di fiabe classiche, e anche al tempo
dei Gufi non abbandonò questa bella abitudine, proponendo una
lettura in stile
cabarettistico de Il gatto con gli stivali
di Perrault. Oggi, Roberto ritorna alla fiaba al Teatro "La Scala
della Vita" con il Gatto, Alì Babà e i
quaranta ladroni e la più recente Perché il treno?
Perché no? La favola del cavallo d'acciaio (da un libro di G. Cazzola). Spettacoli il 22 e il 29 giugno, ore 16, a Milano, in via Piolti de' Bianchi 47
La lettera
in bianco
Ce l'ha raccontata la
signora Anna, del Ristorante "Da Gianni", e ci sembra geniale.
Un tipo sta leggendo una lettera. Arriva un suo amico e vede che il
foglio su cui l'altro è assorto è completamente bianco. Allora gli
dice "Scusa, ma cosa stai leggendo? non c'è scritto niente!" "E' di
mio fratello, non ci parliamo da due anni".
Piume
dello Spirito Santo?
L'altra sera c'era in tv
un servizio sulla diffusa credulità in pozioni, amuleti, reliquie
improbabili. A un certo punto, hanno mostrato un sito internet nel
quale, accanto ai reperti più ambiti fin dal Medio Evo
(frammenti della Croce, schegge del bastone di San Giuseppe, ecc.),
si proponeva agli acquirenti una piuma dello Spirito Santo.
Ostrega!. Nell'iconografia cristiana lo Spirito è rappresentato in
forma di colomba, ma si pensava a un simbolo, o magari a una forma
spirituale, a quella che nello zoroastrismo si chiama fravahr
(il modello ideale, l'archetipo da cui discende la creatura), ma al
volatile tout court e al fatto che perdesse le piume - o che
un commerciante in reliquie gliene avesse strappata una - no.
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