Cronologia          

 
 i disegni sono di
Mauro Salati    

 

 

Va in scena il "grasso del prosciutto" di Elis Bassi...

E dopo il libro, la pièce teatrale. Elis Bassi ha portato in scena - una scena invero sobria, perfino scarna nelle forme quanto ricca di midollo, di idee e atmosfere - Mi farà male il grasso del prosciutto, il suo diario di umanità clinica e oltre, già recensito (v. sotto) in questo spazio.
Nell'impresa l'autore si è avvalso della cooperazione di un team di musicisti, tecnici di scena e ballerini, conferendo così alla trasposizione teatrale del proprio lavoro una prospettiva multidisciplinare, corale, tale da aggiungere ulteriori vitalità e spirito di comunione alle parole che già connotavano lo scritto come una celebrazione dei valori affettivi e solidaristici del vivere.
Dal suo libro, Bassi ha travasato nella pièce - se possibile acutizzandoli - i tratti di intensità (mai greve, tuttavia, semmai lieve), "tragi-solari", perfino ludici, e li ha uniti con un collante sonoro e gestuale di cui il tango, dove l'intreccio vita/morte è palpabile, è una metafora. Si è cimentato lui stesso in quel genere musicale, creando sequenze intrise di lotta tra pulsioni opposte, tra anelito vitale e distruttività, una lotta tipica delle situazioni di rischio e di dolore. Una vena di vita vittoriosa percorre tuttavia quasi ogni momento della pièce: lo sguardo è fisso verso l'alba, e anche le regressioni nostalgiche fungono da punti d'appoggio per balzi in avanti, verso nuove scene esistenziali, sempre all'insegna della sorpresa e della creatività.
Si diceva dei collaboratori, tutti palesemente coinvolti nei diversi ruoli, dunque mai meri esecutori, bensì portatori di aggiunte e di cifre personali: Andrea Ascolini ai fiati (v. la sua pagina in questo sito), Mirco Panciroli Riccò (autore di alcune canzoni evocative che ornano il lavoro) e Ovidio Bigi al piano, Sergio Guidetti alla batteria, Marco Colli al basso, Franco Schiatti alla chitarra, Francesca Seminara vocalist, Mauro Bertozzi e Graziella Ferraccù voci recitanti,  Umberto Federico e Cristina Fava ballerini. La scenografia - essenziale e scaltra - è curata da Franco Fajeti, luci e audio - compenetranti, in perpetuo movimento, ma mai invasive - da Rita Tonini e Silvia Severi. La regia di Bassi ha miscelato in modo efficace i diversi apporti e il risultato, oltre che coinvolgente sul piano empatico, risulta organico nell'assieme. Puntuali e vivaci le interpretazioni musicali; scarna e incisiva la recitazione di Bertozzi, più "patinata" ma ricca di gradevole musicalità quella di Ferraccù.
Un plauso, dunque, a questa discesa in campo teatrale del "musico visuale" Bassi, e al GRADE (Gruppo Amici di Ematologia) che l'ha sostenuta.

 

 Il caso di Antonio Fantozzi,  ovvero:  favole d'uomo tra il sacro e il putrido

La seconda escursione narrativa di Antonio Fantozzi, che segue Francobolli dal Senegal (recensito in questa pagina, v. sotto) e inaugura una trilogia di cui sarà interessante tener d'occhio gli sviluppi, può definirsi un intreccio di favole noir social-popolari (quest'ultimo aspetto potrebbe legittimamente richiamare il film Riso amaro di De Santis). Non è un giallo, Fantozzi, anzi, confuta il meccanismo del giallo citando Dürrenmatt (che, per restare in tema di noir e socialità, di visuale ci ha lasciato un incredibile disegno con Mazdak, riformatore zoroastriano del V-VI secolo, conficcato a testa in giù nella terra), ma certamente non difetta del senso di enigma,  sospensione e  incombenza che si associa a quel genere. Ma qui c'è molto di più. Il "caso", il grumo efferato e le situazioni di contorno (tutte scritte in modo visuale, al punto che il libro si "vede" più che leggersi, pregno di un iper-realismo che può ulcerare anche gli stomaci più scafati) sono collocati e letti in un contesto antropologico preciso, quello di una città - Reggio Emilia - che fuoriesce dal testo come "svenduta", abbandonata a se stessa dai suoi capetti, decimata nelle fibre. E si avverte, nitido quanto pudico, un amore per il meglio di questa terra nel suo tempo perduto, senza nostalgismi scontati, ma piuttosto con evocazioni della traditio, sia essa quella dei vecchi vicoli e del grande fiume o quella esoterica alla Guénon, severa contro il moderno "regno della quantità".
Per l'intero corso del libro, Fantozzi nuota bellamente nelle brutture ordinarie dell'oggi (e del sempre), ma la testa resta fuori, ben piantata nel mondo delle idee, con le radici all'insù come il mitico Yggdrasil. Anche le parti più dure, più scabrose ne portano traccia. Idee viventi, lumicini dall'Oltre: bisogna vederli però, leggere il libro controluce, se no si perde il meglio.  E per restare al piano antropologico, si potrebbe dire, senza esagerare, che Il caso si candida ad essere il romanzo antimafioso per eccellenza, lo spirito - meglio: l'antispirito - mafioso vi è smascherato come uno stilema esistenziale che si annida anche dove meno te lo aspetti, ed è impavido Fantozzi in questo, e santamente impopolare quando non esita a includere alcuni sviluppi della reggianità, come cifra di microumanità, tra quelli contaminati dallo stilema dannato. In una chiosa extra-testuale ai risvolti delle dinamiche del libro, l'autore ha scritto: "Faccio dire all'assassino cose che mi sembrano importanti. E' come se fosse il diavolo a parlare e dicesse: voi date sempre la colpa a me, ma al vostro confronto io sono un chierichetto. I mostri siete voi. Io resto sempre un passo indietro rispetto alla crudeltà dell'essere umano. L'assassino dice di sè che il suo pensiero si è fatto fascista. Ma se l'antifascismo è di maniera, è come un sonnifero, addormenta la mente e il cuore e permette che tutto accada senza che ce ne sia più coscienza. Così possiamo essere fascisti raccontandoci la favola che siamo democratici. E allora la democrazia diventa una superstizione, e può anche esitare in guerra. Di guerra parlo ne Il caso, con la ragazza che alla fine si cuce la bocca perché non ha più bisogno di mentire".
Ma torniamo allo stile del nostro. Fantozzi è un cultore di jazz, e si sente. Ogni suo nucleo narrativo parte da un punto, si svolge in una improvvisazione (l'inatteso è tra le cifre palmari del libro), torna al punto di partenza, con sequenze di parole ritmiche, battenti, o a grappolo come certi accordi di pianoforte jazz (più alla Monk che alla Ellington, diremmo). E come la musica afroamericana, Il caso unisce a un realismo graffiante atmosfere surreali, talché si esce dalla lettura un po' come dall'ascolto di The Black Saint And The Sinner Lady del grande Mingus, le cui ceneri  - sarà un caso? -  sono state per sua volontà disperse nel Gange, sacro e putrido.

 

Andrea Ascolini: Swinging Cool, uno spazio di fine energia musicale

Temi azzeccati, frontali o sinuosi, in ogni caso mai scontati; orchestrazioni dense e volatili; atmosfere elettrizzanti, con brass section incalzanti, oppure criptiche, da albe foggy a New York, in un gioco timbrico scaltro, quasi inesauribile. Questo e molto altro ci regala Andrea Ascolini nel suo CD Swinging Cool  (Bastogi Music Italia 2010). Il lavoro è introdotto dal riff bluesy - debitamente swingato - di Jazzbeat (Late Shuffle), un brano che si svolge con lanci solistici godibilissimi e di cui esiste anche una versione cantata - e molto bene - da Sandra Mongiovì, che è la compagna di Andrea. Entro coordinate stilistiche affini, pur se intriso di dolcezza e ariosità, diverse troviamo Reminiscing, un brano che rappresenta bene - speriamo di non suonare  troppo didascalici annotandolo - la geometria plastica dell'animo dell'autore. La cui tempestiva dinamica creativa esce allo scoperto in Nice To Meet You, dalla metrica che pare risolversi in una staffetta tra units sincopate che non mancano di inseguirsi e accavallarsi, generando, anche grazie a un uso liberale di stop e ritardi, un effetto di sorpasso continuo tra le note, di inatteso aldilà ritmico
A queste tipologie fanno da contrappeso alcuni pezzi che si collocano tra il cool più quietista e il jazz sinfonico. Ci riferiamo a Shamrock, Dry Ice, Bludino e Ode To Jules Laforgue. Quest'ultimo, di intensa, lunare eleganza, ci riporta alle prospettive meta-jazzistiche che Gaslini ha indicato nella musica totale e, ancor più indietro nel tempo, alla scelta di Ellington, nei '50, di consegnare a desuetudine il termine jazz ormai inadeguato a classificare le sue creazioni più soggettive e suggestive.
Swingin' Cool è sigillato da The Town Where You Live, un pezzo da brividi, tanto nelle linee melodiche che nei flussi armonici. Come un cristallo in movimento, o una nevicata vissuta dal tepore di casa, The Town Where You Live delicatamente congeda l'ascoltatore dandogli appuntamento per altri affascinanti incontri con le architetture e le magie sonore di Andrea Ascolini.

 

Pianoforte amico di Francesco Menozzi, una fonte di alti suoni

E' uscito per l'etichetta Bastogi Music Italia il cd di Francesco Menozzi Pianoforte amico. Menozzi, docente e specialista di musica liturgica, ha raccolto qui una serie di sue composizioni che coprono un lungo periodo di tempo, e già questa scelta ha il pregio di offrire all'ascoltatore, oltre che uno spaccato rappresentativo delle successive fasi creative dell'autore, un'arte insieme spontanea, gagliarda (quale l'animus giovanile sa produrre) e meditata, rifinita con la perizia e la misura conseguite con gli anni. In nessun caso, tuttavia, Menozzi perde la linfa originale per appiattirsi su intellettualismi musicali, il che consente a ogni suo brano di suonare sorgivo. Ecco allora che da Carillon - dalle tinte rag, quasi una cavalcata verso la vita - il nostro trascorre al carattere elegiaco di Canzone, un'aria pianistica davvero lieve e struggente. Una levità costante nel CD e perfino "ammessa", come cifra affettiva, in Lieve per mia madre. Gli affetti, del resto, paiono sollecitare in modo notevole l'ispirazione dell'autore: Volo d'amico e A Silvia, che chiudono la prima parte del lavoro, sono dedicati rispettivamente agli amici "storici" e alla moglie; il secondo introduce perfino elementi di chôrinho in un tessuto musicale già spaziante da cantati sincopati a progressioni neo-bachiane (molto amate da Menozzi, che le propone con varianti estrose ma non manieristiche).
La seconda parte del CD si compone della suite Anthropos, che percorre - o, se si vuole, accompagna - il cammino dell'uomo fino alla tempestosa strettoia sonora di Passaggio, che si spalanca subito sull'Oltre, sulla resurrezione poi evocata ne Il viaggio continua - con un pathos a tratti decisamente neo-romantico e, nell'epilogo non retoricamente trionfale, anche contemporaneo (ma sempre con propensione alla conservazione tonale). Chiude il CD un canto liturgico che è anche un tributo a un amico trapassato, Dal profondo, interpretato con intensità volutamente algida da Mariachiara, figlia di Francesco.
Pianoforte amico, che si avvale di una efficace veste grafica piovente colore  e  firmata dal creativo J.B. Van Kaak, merita di essere ascoltato e meditato come soggetto di pulsione musicale profonda e apicale.

 

Elis, Linfo e il grasso del prosciutto

Mi farà male il grasso del prosciutto? Se lo chiede Elis Bassi, fotografo e musicista, in un piccolo ma denso volumetto patrocinato dal Gruppo Amici dell'Ematologia (GR.A.D.E.) di Reggio Emilia. Si tratta, come lui stesso lo definisce, di un diario di viaggio suo e del linfoma, "amichevolmente" chiamato Linfo in uno dei frequenti attimi di ironia liberatoria che Elis, da sempre, sa vivere e comunicare. Linfo esce perdente da una guerra durata un anno circa, una guerra fitta di vittorie, rovesci e attese, ma soprattutto costellata da tocchi ed episodi di umanità vivissima, che non lascia scampo alla sensibilità del lettore. Sembra che Elis sia riuscito, sì, a ridere via il male con quel suo modo d'essere caustico, ma anche a piangerlo via, con le sue lacrime - o, forse, con quell'unica lacrima del cuore che si moltiplica uscendo dagli occhi - per il dolore degli altri, per la riconoscenza a chi gli ha dato presenza e cura (in un reparto, l'Ematologia di Reggio, che ha una lunga storia di eccellenza professionale e umana), per le memorie più pregnanti. Fra le quali, chiara e assoluta come un raggio di sole invernale, quella del padre, il "babbo" che c'è sempre dietro le quinte e che si fa strada nel profumo di un piatto appena sfornato.  In fondo il padre, per Elis, è un po' il surrogato, o il segno, di quel Dio che sembra restargli ignoto o enigmatico. Ma anche Dio è lì, nelle pieghe del dubbio e nella ricerca di un significato, negli spazi tersi tra un incubo e un lamento, tra un'ansia e l'altra, tra l'io  e il tu.
  Al girotondo di Elis partecipano affettuosamente la figlia, la compagna, gli amici, opposti alla solitudine radicale del morbo, ma anche l'arte culinaria, impugnata come clava contro i pessimi umori della chemio, e, last but not least, madama La Musica: c'è - come sottofondo che forse Elis stesso non sente, tanto è preso dalla scrittura - quella "musica delle sfere", armonia sottile, meraviglia cosmica, che ci dà respiro anche nei momenti più stretti, che intona le nostre rovine alla bellezza residua, stremata e tuttavia invincibile, del Bene. All'orecchio fotografico di Elis ciò non può sfuggire.
  Mi farà male il grasso del prosciutto? è una fatica d'amore e come tale terapica, oltre che coinvolgente e gradevole nella narrazione

 

Uno delizioso cd di Melissa Collard: Old Fashioned Love

Abbiamo già parlato di Melissa Collard, cantante e chitarrista californiana con un viscerale amore per il jazz tradizionale, pluripremiata in quell'ambito e, quel che più conta, stimata da tutti i jazzisti della vecchia scuola, i quali - notoriamente molto esigenti - l'hanno accolta come una di loro. Il cd Old Fashioned Love, di cui ci occupiamo qui, è un sigillo della sua bravura. Accompagnata da un gruppo di musicisti di razza (a cominciare da Dan Barrett, trombone e cornetta, che suonò con Benny Goodman, e dal suo collega Bill Bardin che lavorò agli esordi con Earl Hines, per giungere a un chitarrista abile ed eclettico come Bob Wilson, passando per i "bechetiani" Bob Mielke e Richard Hadlock), Melissa ci regala interpretazioni insieme carnose e delicate di quattordici brani, per lo più standards molto noti. In questi casi non è inusuale avvertire il peso del passato, l'inimitabilità delle versioni classiche, o il rischio di qualche ricalco, ma qui non è così: i pezzi sono rivestiti di freschezza, l'anima di Melissa - oltre che la sua perizia e l'esperienza che le hanno consentito di elaborare uno stile personale ben definito -  legge questi temi come se fossero inediti, e come se lei, oltre che la cantante, fosse un'ascoltatrice in preda a uno spirito di meraviglia. Ciò conferisce un'atmosfera speciale a questo album. L'eccellenza è spalmata su tutto il lavoro, ma diremmo che soprattutto in I've Had My Moments, The You And Me That Used To Be, Old Fashioned Love, When Somebody Thinks You're Wonderful e Street Of Dreams, essa è raggiunta pienamente. Una considerazione a sé merita Stardust, che Melissa interpreta a nostro avviso in maniera sublime. Del resto, per le sue caratteristiche caratteriali (è una persona che certamente non tende a sopravvalutare il proprio talento), questa stupenda cantante non avrebbe mai affrontato un capolavoro del genere senza sentirsi alla quota giusta per farlo. Per informazioni o/e acquisti, v. www.melissacollard.com

 

Le fibre poetiche di Lucia Samantha Urbano

"Là/ dove sono i miei passi / là sono io"
In questa traccia minimale sta l'essenza del poetare - ancora inedito, quanto a carta stampata, ma su Facebook è possibile incontrarlo - di questa giovane autrice, che si distingue visibilmente dalla legione dei versificatori (li chiamava così, già nel '700, Benjamin Franklin), unti di parole con le quali imbrattare fogli. Lucia "Sam" Urbano, invece, emette fibre mentali filtrate da parole che hanno sostanza di immagini e suoni e dapprima sfiorano soltanto quel che incontrano - la carta, le orecchie di chi ascolta - per poi imprimersi ovunque con graziosi graffi ("...la delicatezza è terrena/ la grazia è divina...", può ben graffiare senza ledere).
E se dei futuristi si ricordano le "parole in libertà", di quest'autrice senza tempo e senza "scuola" si annoteranno le parole in itinere, tra cieli e mari molisani, tra i dimenticati  delle stazioni ferroviarie o negli autunni cromatici di Roma, o ancora sugli asfalti "dove si annidano/ in minuscole crepe/ i sogni di generazioni".
Un viaggio, quello delle parole di Lucia, che non ha, in apparenza, mete e sentieri, ma che si svolge in sottili scie, lungo linee spezzate coincidenti con i versi stessi, un viaggio fine a se stesso non perché ozioso, ma perché implicitamente sacro (e il sacro ha - per definizione - la propria ratio in sé): si tratta, qui, di una sacralità sofferta, insieme minuta e totalizzante, che rende giustizia anche ai deliri etilici e si nutre "di solitario pensiero", di quella vita che riesce a viversi anche "nel vetro di un bicchiere rotto".
Traspare, da queste visioni, un'indole sporgente, inadatta alla mediocrità dei tempi, tesa verso un Oltre indefinito e latente. E sulle orme di Blake e di Tennyson, una persona intrisa di meraviglia - malgrado le lacerazioni  - distilla senso dall' "odore di un giornale del mattino" o dalla "vecchia ringhiera arrugginita, là nel rione, che costeggia la mia vita".
Si tratta di suprema bellezza incistata, qui. Chapeau, zia Sam.

 

Pietruccio Montalbetti e I ragazzi della via Stendhal

E' uscito da poco ed è già oggetto di recensioni entusiastiche. Parliamo del libro I ragazzi della via Stendhal (Aereostella, Milano 2010) scritto da Pietruccio, carismatico "codino" dei Dik Dik - gruppo storico del pop (e del beat, come si diceva allora) italico - con l'editing del giornalista, autore e conduttore  televisivo Maurizio Scandurra. 
L'abbiamo letto anche noi, e ci è parso, innanzitutto, un libro diverso dalle consuete autobiografie di cantanti e artisti. Già dal titolo, I ragazzi della via Stendhal, promette di non essere auto-referenziale - ossia centrato sull'autore - e tantomeno auto-celebrativo. L'avventura di Pietruccio prende forma nella città natale, Milano, prostrata dalla guerra, tra miserie e speranze narrate con un'intensità scarna e suggestiva che ci ha ricordato qualche atmosfera del film Miracolo a Milano. Già questo non è poco. Ed ecco le bande dei ragazzi (il rimando alla via Pal di Molnár viene da sé), quella "pedagogia della strada" giocosa e dura, ma sempre venata di umanità palpitante, urgente, perduta oggi nei reality e nella spettacolarizzazione più bieca dell'esistenza. 
Pietruccio, dicevamo, non è "fissato" su se stesso. Gli altri  lo costellano, primo tra tutti suo padre: la descrizione che ne fa  è vivida fino all'evocazione, garbatamente commossa, e ben trenta di pagine del libro - davvero stupende - sono dedicate a rincorrere il padre in una mitica traversata dello stivale in sella al suo Mosquito, correndo l'anno 1962, quello di John Glenn nello spazio e del "discorso della luna" di Papa Giovanni.
E con papà Ferruccio I ragazzi della Via Stendhal parte per una narrazione on the road, itinerante, e decolla: buona parte dei capitoli conclusivi è riservata ai viaggi affascinanti e movimentati del nostro dik-dik in tutto il mondo, alla ricerca di misteri naturali e antropici (ad esempio sulle tracce dell' "astronave" di Palenque), mirando a una conoscenza empatica del pianeta. Tra le peripezie del padre su un Mosquito e le sue, da gringo, nell'America Latina più profonda, in foreste, "oceani d'erba"e aree di guerriglia, si dipana la straordinaria vicenda professionale - così intrecciata con quella umana - di Pietruccio: dai silenzi grevi e coatti del collegio all'exploit musicale con i Dik Dik. Ma anche qui il nostro non si dà al narcisismo, perché gli altri ci sono sempre, co-protagonisti della storia (uno tra tutti: Lucio Battisti, autore per i Dik Dik, ma amico di Pietruccio anche fuori dall'ambiente discografico).
Avvince davvero questa rapsodia in parole, "diario di una vita fatto di verità e utopie" (come scrive nella prefazione Vincenzo Mollica), da non perdere per la  ricchezza degli stimoli che offre e la gradevolezza  di una scrittura immediata e tonica.

 

Fellini. 8 1/2 e altri sogni di David Parenti

Di David Parenti abbiamo già parlato in queste note. Si tratta di un artista ormai apprezzato a livello internazionale (dopo aver esposto a Parigi, sta ora allestendo, su invito di autorevoli enti di cultura, mostre a Madrid e a New York). Impegnato negli ultimi anni in una personale indagine sui rapporti e le sinergie tra disegno e cinema, ha già al suo attivo due corpose serie incentrate su Pierpaolo Pasolini e Federico Fellini, osservati con intenzioni di minuzia e d'assieme nel contempo, "resi" con una tecnica straordinaria sposata a un sovrastante, quanto delicato sguardo empatico.
Ora il nostro ha voluto chiudere il cerchio introducendo nel proprio lavoro cifre poetiche e narrative di pregio e impatto rimarcabili, con le quali accompagna le produzioni visuali in un bel volume intitolato Fellini. 8 1/2 e altri sogni (Don Quixote Editore, Reggio Emilia 2009). Saggi e versi di Barroso, Dadoun, Parenti (Ludovico, il padre di David), Delouche e altri validi autori, segnali (anche dal "campo": c'è un fellinianissimo schizzo muliebre donato da Tonino Guerra), e ancora copertine e foto d'epoca introducono e accompagnano un percorso che ha i sapori magici frequentati dal grande regista: ogni contributo è un po' come la sosta di una pariglia di cavalli in un'antica locanda della posta, cioè un rifocillarsi istintuale dalle fatiche del tratto micro e macroscopico, certosino e pindarico, di David, che sembra correre in una folla di punti verso la perfezione di una faccialità scarna, vera.
Fellini. 8 1/2  e altri sogni, prima ancora che un gran bel libro, è un puzzle di beltà. Da toccare, oltre che da guardare, e da inalare nello spirito.

 

Solfrid Molland,  entusiasmo e malinconia dalla Norvegia

Solfrid Molland è una musicista attiva su più fronti. Dopo avere studiato piano classico all'Accademia Statale Norvegese di Musica e teoria musicale presso l'Università di Oslo, si è specializzata a Parigi, con Pascal de Loutcheck, in canto gypsy russo. Questa  formazione eclettica nasce, come lei stessa racconta, "dall'essere cresciuta in una casa dove abbondavano folklore russo e gypsy music, chanson francese e musica sinfonica europea, un universo di toni che utilizzo nei miei concerti e nelle mie composizioni".
Attualmente, Solfrid lavora come musicista freelance nei più diversi generi, spaziando da Chopin (che interpreta con estrema e delicata intensità) alla tradizione popolare cilena. Durante i suoi viaggi annuali per l'Europa, Solfrid è solita comporre brani ispirati alle diverse cattedrali, che sono stati raggruppati nel progetto "Songs From The Cathedral", eseguito recentemente ad Haugesund con la Nord-Rogaland Symphony Orchestra e destinato a diventare un cd nel 2010. Last but not least, la nostra amica norvegese è responsabile musicale del progetto "Canzoni senza frontiere", lanciato a Vienna, con il professor Johan Galtung, nel giugno 2007: si tratta di un piano di "globalizzazione canora", fondato sull'assunto che musica è pace nell'essenza. Il progetto intende articolarsi in meetings, concerti e in un giorno mondiale dedicato agli inni di pace. E' interessante notare come questa cifra "utopistica" del lavoro di Solfrid si intrecci con il progetto di cui parlavamo sopra: nell'ottobre 2009 la musicista norvegese proponeva il concept-concert "Cattedrale dei Sogni Perduti", i cui testi parlano di un villaggio immaginario la cui cattedrale è il luogo in cui le persone, quale che sia la loro idea religiosa, possono entrare ad esprimere i loro dolori e i loro sogni non realizzati,
Per sapere di più di questa valida artista scandinava, nelle cui interpretazioni si rivelano, al tempo stesso, entusiasmo e malinconia: www.solfridmolland.com  e www.myspace.com/solfridmolland

 

Il Contestorie, ovvero: sfogliando altrui ricordi eufonici come fossero tuoi

Ci si era piacevolmente persi nella lettura dell'altro, più recente libro di Giorgio Conte, Sfogliar Verze, e si pensava: Il Contestorie (Gallo & Calzati, Bologna 2003) è prima di tutto un cd, dunque il libro - cui il cd è allegato - avrà minore specificità, sarà appendicolare. Poi lo si lesse, per costatare che non era così, se ne gustò il tocco tartufato, con meraviglia se ne ascoltarono le immagini terse e ben tagliate, anche quando si cimentano con le nebbie del vivere.
Oggi, 19 dicembre, una neve novella e abbondante ci riporta al Contestorie, che in filigrana è un'opera nivale, ci pare, anche quando parla di vecchi cinema fumosi e amatoriali in senso grossier  E' come se fosse sempre in agguato, la neve, a siglare il modesto trionfo di un certo candore che forse fuoriesce dall'infanzia resiliente del Giorgio. E' la neve di Viatosto (uno tra gli schizzi apicali del libro), bel ricordo eufonico della perduta e poi recuperata campagna, con una asinella buona da far presepe, le campane, i cani (forse gli stessi anonimi cani del verso "e abbaia la campagna" di Paolo Conte in Bartali?).  
La meraviglia della neve è nella Giostra di Bastian (titolo di una bella canzone del cd Giorgio Conte, 1993).  C'è neve marina nella schiuma dei cavalloni che spruzzava il nonno Tiliu "quando la burrasca splendeva al sole e il cielo era azzurro e bianco di nuvoloni"; c'è neve astratta nella levità geniale di Le plombier, in cui il nostro, gallicizzando, immagina che il pubblico di un teatro interpreti il suo ingresso - complice la mise informale - come quello di un idraulico venuto a riparare una perdita d'acqua; neve sciolta nella Lacrima, l' ultima, che come "perla liquida" riga la guancia destra del giocatore cardiopatico impenitente che chiude il suo cammino davanti al Casino della Vallée; neve sporca nel gocciolare, dentro un vaso di terracotta, del sangue rosso-nero di una lepre, per fare una salsa, il civet.
Vi invitiamo poi, neve a parte, alla poesia assoluta - nostalgia lieve e fragorosa, del resto rimonta agli ultimi anni di guerra  - di C'era una volta: "... c'era una volta un gufo di notte, c'era uno sparo, uno sparo nel buio e poi un volo leggero, di stoffa, e grilli fin quasi al mattino.... Ormai non c'è altro da dire che: c'era una volta, mio caro Paolino". Più volte, in queste righe, Giorgio Conte ricerca la complicità del fratello Paolo, ma questi resta nel silenzio che gli si confà. E Giorgio si rimette a poetare, chiudendo con una breve sfilata di versi graffianti, quelli di Verranno le ombre, che  richiamano un'imagérie tra Pavese e Bergman, ma, come nel suo stile, più polposa: le ombre della morte ("le vedrò negli occhi del mio cane / sull'intonaco della casa.../ sui cespugli di lampone), quelle ombre che verranno "il rosso dei gerani a rapire /e il verde dei prati / e il blu dell'uva", prendono le sembianze di una pantera, "per fortuna sazia/ se ne stava lì, accucciata / a leccarsi i baffi, / ritornerà...". 
Dov'è finita la neve? forse era solo una nostra ossessione puerile? O è che c'è un buio pesto e non si vede niente?:  "Verranno le ombre a cavallo / del vento magro e nero / e mi nasconderanno, / e non ci vedremo più".
Niente paura,  il buon Georgio Contè, come lo chiamano gli stessi francofoni che lo hanno preso per un idraulico, intende finire in bellezza, ed esaurita la carica ossianica ci riporta alla vita, davanti a una valanga  di Cannelloni. A seguire, tutti i testi del cd, come meringhe, caffè e un conclusivo amaro alle erbe: la bellissima Martin Pescatore. Fuori, se non erro, nevica.    

                           
Sensazionale scoperta: un antenato letterario del nostro J.B. Cacca, il Cacca da Reggio nel "Pecorone" di Ser Giovanni Fiorentino

E' sensazionale, e si tratta di una notizia faceta, sì, ma assolutamente seria perché vera, anche se si riferisce a una figura letteraria, non storica. La figura è quella de "il Cacca da Reggio", che nel "Pecorone" di Ser Giovanni Fiorentino (una raccolta di novelle del XIV secolo) è il capo dei Ghibellini reggiani nel 1263, descritto come una figura temibile: "Questo era grande quasi com'un gigante, e di maravigliosa forza, e portava una mazza di ferro in mano, tal che niuno poteva appressarsegli che non fosse abbattuto o morto, e molti ne guastò, e quasi egli era lo intertenimento di tutta quella battaglia...". Ma dodici Guelfi di Firenze, esuli a Modena e venuti a Reggio per dare manforte ai loro associati locali, riuscirono - ahinoi! - a farlo fuori, gettando così lo scompiglio tra i Ghibellini, che avrebbero poi lasciato la città.
Ora, come si è detto, non si tratta di cronaca storica ma di letteratura. Tuttavia, è una gioia per noi sapere che il nostro "creativo" J.B. Cacca ha un omonimo così antico e illustre. Del resto, anche J.B. Cacca - d'ora in poi, almeno ufficiosamente, "il Cacca da Reggio" - tende a un certo ghibellinismo ed è certo un uomo di eccezionale energia, non marziale (cioè distruttiva), bensì creativa.
 

Pina Kòtega si trasferisce a Zombrio Val Carusa

Eccezionale acquisto per i nostri amici di Zombrio. Affascinata dagli scorci più suggestivi della cittadina, che ha visitato la scorsa estate da turista, la signora Pina Kòtega, massima esperta di pittura a tematica suinicola della Polonia orientale, ha deciso di trasferirsi proprio a Zombrio, portandovi tutto il carico di conoscenze ed esperienze accumulate nell' ambito in questione. Pina Kòtega ha intenzione, come primo segno della sua presenza costì (e della sua riconoscenza per l'ospitalità ricevuta dagli zombriesi), di dare vita al cenacolo "Arte e Macelleria", impegnato a coniugare le attività produttive prevalenti a Zombrio alle indiscusse pulsioni creative degli abitanti. Prima uscita pubblica del cenacolo, la cui presidenza onoraria la Kòtega ha voluto affidare all'assessore Gianevandro Pleo (già vindice del "Festival di Zombrio Val Carusa" - v. sotto - poi miseramente naufragato), una giornata dedicata al cinghiale come soggetto di nature morte dal '600 ad oggi.
 

Françoise Beck-Pieterhons illustra Malta

Françoise Beck-Pieterhons, scrittrice e pittrice belga, artefice con il marito Jacques Beck (il creatore della multisculpture) della fondazione Point er Lumière con sede a Waterloo in Chemin des Baraques 10 (point.lumiere@gmail.com), ha voluto illustrare Malta (una canzone che sta nel cd Allucinazioni amorose) con una tela di notevole intensità.
"..meglio aspettare l'alba / prima di scendere in un porto barocco..."
: da questo verso parte l'intuizione creativa dell'ottima Françoise, che però sembra voler leggere in modo più lieve la canzone, cromatizzando fino a redimerla da quella amarezza che le è propria. Un grazie a Françoise, e l'auspicio che la sinergia tra pittura e musica inaugurata con Malta possa proseguire. Per informazioni sulle idee di Françoise e Jacques, v. www.caffeletterario.it

 

"Il canto della parola", festival dell'editoria indipendente in Bassa Romagna

Si è concluso il 25 ottobre, con un concerto della cantautrice Isa alla Sala Oriani di Bagnocavallo, il festival dell'editoria indipendente in Bassa Romagna, intitolato efficacemente "Il canto della parola". Si è trattato di una eccellente sequenza di eventi culturali, voluti da Michele Antonellini, fondatore e direttore della casa editrice "Discanti" (www.discantieditore.it). Antonellini è, fra l'altro, l'autore di un volume sull'uso e l'abuso dell'8 per mille, e nel festival ha saputo miscelare al meglio incontri con gli autori, readings, proiezioni di films e concerti. Tra i quali, prominente quello che Giorgio Conte - coi fidi e bravissimi Claudio Rossi e Alberto Parone - ha tenuto la sera del 24 alla Sala del Carmine di Massa Lombarda. Prima del concerto, il patron Antonellini ha brevemente presentato la raccolta di racconti "Sfogliar verze" del maestro Conte, che a sua volta ha voluto leggere integralmente la recensione apparsa in questa nostra rubrica. Lo ringraziamo per questo.
A colpire, nell'impianto del festival, è stata la sua varietà tematica: dai problemi della scuola a quelli dell'informazione di Stato, dalla gastronomia al risparmio energetico, dalla vita di fabbrica oggi al fumetto di cronaca/storia. Il tutto senza autocompiacimenti di alcun tipo, ma piuttosto alla maniera scarna, minimalista, che pare essere nello stile di Antonellini (v. anche www.micheleantonellini.it). Ne esce comunque il quadro di una editoria "minore" ma non certo per qualità, una editoria faticosa ma rigogliosa. 
C'è da auspicarsi che l'anno prossimo il festival si rifaccia. E' c'è da parteciparvi!

 

E' uscito il numero 8 di Musica & Parole

Si tratta, come sempre, di un gradevole brainstorming, con una punta iniziale che potrebbe apparire remissiva e si rivela invece combattiva: nell'editoriale, Mario Bonanno esordisce parlando della sua tentazione di dare forfait dinanzi al palpabile declino della canzone d'autore, ma via via emerge dalle sue parole un gusto di sfida che trova nella conclusione un sigillo  paradossale: "nell'epoca in cui tanti benpensanti auspicano il ritorno degli uomini forti, perché dovrei vergognarmi di rimpiangere i veri cantautori?". Si tratta, dunque, non di una resa ma dell'attesa di un ritorno di qualità (che non è solo nostalgia) e, vogliamo aggiungere, di propiziazione: lo spazio che Musica & Parole dedica a quel che nasce di buono (per poco che sia rispetto alla valanga commerciale) lo attesta.
In questo numero, la cui sezione monografica è dedicata a Claudio Lolli, si segnalano, fra molto altro, articoli e testimonianze (inclusa quella del compianto Ivan Della Mea) sul Folkstudio di Roma, una stringente analisi dei vissuti e dei riferimenti politico-culturali di Luigi Tenco (firmata da Sebastiano Ferrari), una attualizzazione del teatro-canzone di Gaber negli anni'80  (Mario Bonanno) e un apporto ermeneutico di Claudio Sottocornola, che evoca a ragione la intentio fenomenologica per  una musica coscienziale. Con un'intervista al grande Giorgio Conte, è iniziata la collaborazione di Michele Moramarco all' impresa bonanniana.

 

Un delizioso libro da pasteggio ad antipasti: Sfogliar Verze  di Giorgio Conte

Il grande Giorgio Conte, da gentiluomo qual è, ci ha fatto omaggio della sua più recente raccolta di racconti brevi, Sfogliar Verze, edita nel 2007 da Excelsior1881 e preceduta dal più rapsodico Contestorie (Gallo & Calzati, 2003). Ce la siamo letta già tre, quattro volte, perché è come pasteggiare ad antipasti, vai avanti e quel cibo miniato ti sgazzolla senza invadere, lasciandoti sempre lo spazio per un ulteriore assaggio e poi per una ripetizione degli assaggi precedenti. Nella sequenza di racconti si trovano, mescolandosi (come nelle sue canzoni), sketches di una umanità spicciola e imprevista, memorie sardoniche di un passato - anni '50 e '60, qui - che vide Giorgio lesto beginner nelle prime fuoriuscite di jazz e poi comprimario nell'epoca degli autori, e infine scampoli d'epica provinciale (la storia aprente, quella del Cravè, è eroica).
A fianco di Giorgio, discreto ma auto-assertivo in più occasioni (con il suo tacito descansate ni
ño), sta l'enigmatico Canadese, così detto per il cappotto con il colletto di opossum. Non è difficile, per il lettore accorto, divinare fin da subito di chi mai si tratta, ma l'abilità dell'autore sta nel giovarsi dell'ombra anagrafica per inserire un tocco notturno e fantomatico - epigastrico, avrebbe detto Jules Laforgue - dentro una narrazione complessivamente  schietta e solare.  
Conte spia con finezza psicologica l'autenticità a rovescio che si svela anche dietro i bluff comportamentali, titilla sé e il lettore  con le dinamiche grottesche che legano pretesi protagonisti  e ovvi gregari, condisce il tutto con quello spleen alla crema pasticcera che gli è caro e congeniale. In Sfogliar Verze si rivivono l'Asti d'antan, gli umori ridondanti delle balere rivierasche, gli "annali" di Carnevali dai sapori vagamente carioca, le sceneggiature di una industria musicale comunque vivace e propositiva, mentre oggidì banalizza e smobilita (il racconto del rendez-vous col "reuccio" alla Fonit è quasi sartriano per i suoi risvolti di incomunicabilità).
Sfogliar Verze: si tratta, già dal titolo, di un lavoro col quale viene naturale stabilire un nesso fagico, ma, ridiciamolo, da assaggiatori e sommelier, non da divoratori. 

 

Elisa Gamberini, una interprete guizzante

Viene dalla provincia di Bologna, e ha alle spalle solide esperienze negli ambienti del jazz e del blues felsinei. Cantante intensa e guizzante, entusiasta degli autori che interpreta e dei grandi che la ispirano (Billie Holiday, ad esempio, con cui condivide accenti di tenerezza disfatta nella vocalità), non ne è però mai succube o imitativa. Dà l'idea, piuttosto, di saper entrare nel cuore dei mondi musicali che di volta in volta visita, con abilità empatiche davvero marcate (non a caso ha in valigia una laurea in scienze della formazione e un consistente curriculum di educatrice). Le sue letture musicali, oscillanti tra flussi di gioia e sfumature crepuscolari, evidenziano cifre tecniche di pregio, senza però indulgere a compiacenze tecniciste: lasciano trapelare, semmai, lineamenti di una personalità spontanea,  dal perenne e ineludibile esistere in musica
v.
www.myspace.com/elisagamberini

 

La creatività sinestetica di Laura Ricci

Laura Ricci è una giovane artista che vive nell'Appennino modenese. Poliedrica per interessi  e ambiti creativi (letteratura, pittura, ricerca spirituale), appassionata della poesia del grande W.B. Yeats, esprime nella sua opera una cifra visionaria lieve quanto intensa. Ne è un efficace segno il dipinto, intitolato Energie di luce armonica, che riproduciamo qui. Si tratta di un lavoro realizzato con le dita, dunque, se così possiamo dire, "primario", quasi l' estensione di una vitalità trasfigurata da quella ispirazione che, come scrive Laura, consiste in "un soffio divino, un sussurro, un vento proveniente dalla forza creatrice d'Ahura Mazda".  Per chi si occupa di sinestesia, questo dipinto è anche un mirabile esempio di pittura musicale, in cui la "armonia delle Sfere" si traduce in immagine tellurica.

 

Misha Moramarskij a Zombrio Val Carusa

In vista del Festival di Zombrio (v. sotto), è giunto nella ridente cittadina Michail (Misha) Moramarskij (nella foto), il cugino sovietico del titolare di questo sito. Misha, già esponente del cenacolo artistico "I creativi di Lenin", è stato invitato come consulente per la scenografia della kermesse. Pare abbia ideato un logo esclusivo: si tratta di una molecola di lardo così come appare ingrandita al microscopio elettronico. L'immagine, che è pregna di realistico mistero, dovrebbe campeggiare su sfondi gozzuti, oppure su pannelli recanti la maschera bergamasca di Gioppino, coi suoi tre bei gozzi. L'assessore alla cultura di Zombrio, Mero Vagnozzi, si è complimentato con il Moramarskij per l'empito neo-rural-folklo-tecno-tiroideo della sua creazione e gli ha dedicato uno scioglilingua composto da lui e in gran voga a Zombrio: "Ciccio, c'è il ciuccio di Ciaccio che caccia dei cucci e dei cocci di ciccia". Pare che Moramarskij non sia riuscito a trattenere lacrime di  commozione.

 

Amore e stalking di Marco Cavalli


E' uscito Amore e stalking, un corto scritto, diretto e prodotto da Marco Cavalli (che è pure l'autore del video di Canzone d'inverno). Si tratta della storia surrealista di un innamoramento triste e blandamente molesto, con paradossale quanto sottile colpo di scena finale (come nella miglior tradizione dei corti). Ethos esistenzialista, ma lieve, fluido nello svolgersi. Davvero piacevole e scaltro. Il setting padano - con una Mantova impreziosita dall' occhio di Cavalli - amplifica a dovere la cifra psicologica del film. Bravi gli interpreti: Cecilia Di Donato (già apprezzata in diversi ruoli di teatro), Lorenzo Carara, Daniela Iori e Emmanuel Bondioli. Ad maiora!


 

Anche Zombrio allestisce il suo festival

Giunge notizia che dopo aver saputo di "Open Event", il sindaco di Zombrio Val Carusa, Wolmer Quazza, abbia dichiarato: "Anche noi vogliamo il nostro bel festival di arte e cultura" e abbia mobilitato tutti gli intellettuali della zona per preparare un programma adeguato (al reperimento fondi provvederà l'assessore alle attività produttive, Gianevandro Pleo). Pare che la kermesse si terrà dal 2 al 2 novembre; i momenti più significative della stessa dovrebbero essere:

                                 ore 9: tavola rotonda sul tema Il suino nella storia della musica, dai
                                 grugniti trogloditici a "Piggies" dei Beatles

                                 ore 10.30:  pausa caffè
                                 ore 11: accoglienza delegazione di Colonnata e dono reciproco
                                 di pani di lardo prodotti nelle due località
                                 ore 11.30 : proiezione del film Vai cowboy, che in un paio d'ore
                                                   sgomini i nemici
del concittadino Nello Zorzi
                                 ore 13: pausa pranzo
                                 ore 18: conferenza del dott. Salvo Ferraguti su La digestione
                                
ore 19: pausa cena
                                 ore  21: concerto del gruppo partenopeo "Le vongole veraci"
                                 ore 23: saluto in video conferenza del presidente del Consiglio
                                 ore 23.30: fuochi pirotecnici
                           
 

Gufologia al Festival "Open Event"  e un dono di J.B. Cacca

Con un repertorio rinnovato e ampliato e un Roberto Brivio più "mattatore" che mai, Gufologia è stata presentata, come annunciato, al Festival di Musica e Cinema "Open Event" di Monte San Savino (Arezzo). Pubblico di aficionados nel grazioso Teatro Verdi della località toscana, dunque non traboccante, ma entusiasta come pochi. Andrea Ascolini e Michele Moramarco hanno lavorato sodo per seguire gli estemporanei - e graditissimi - extra proposti da Brivio. Lo spettacolo è stato filmato da Marco Cavalli, il cineasta al quale è affidata la resa audiovisiva dell'intero Festival: alcuni spezzoni saranno presto su youtube. A "Open Event" il creativo J.B. Cacca (all'uopo in versione fiamminga: J.B. Kaak) ha voluto dedicare una sua immagine che qui riproduciamo e che compare anche nel gruppo Facebook dell'evento.
Due giorni dopo Gufologia, Moramarco ha partecipato a una tavola rotonda su Wim Wenders con un contributo sulla musica nei films del regista tedesco e il 18 luglio, sempre nella cornice del Teatro Verdi, introdurrà la lezione dell'ex-Gufo Lino Patruno su Cinema e Jazz

 

L'infaticabile Mario Bonanno: numero 7 di Musica & Parole e Premio L'Arte e il suo mestiere                                                                                                                             

E' uscito il numero 7 della rivista Musica & Parole (v. la pagina Bastogi Music Italia) diretta dal  giornalista e scrittore Mario Bonanno. La parte monografica è dedicata, stavolta, a Ivano Fossati; altri contributi trattano di Capossela, Bubola, Ciampi  e molti altri (di grande interesse e attualità il saggio di Maurizio Targa sulle canzoni dei migranti dalla metà dell'Ottocento ai giorni nostri).  A Mario Bonanno il merito di riuscire sempre a raccogliere, in M&P, un caleidoscopio di tematiche, prospettive e punti di vista che lasciano al lettore la sensazione, verace, di avere avuto accesso ad aree creative spesso ignote, misconosciute o emarginate.
L'infaticabile Mario è anche attivo nel Premio L'arte e il suo mestiere (locandina a fianco), quest'anno dedicato alla canzone d'autore. La manifestazione finale si terrà il 20 luglio ad Acicatena (CT) e vedrà la partecipazione, tra gli altri, di Claudio Lolli, Mimmo Locasciulli, Andrea Mirò, Tony Esposito e Edoardo De Angelis. Buon lavoro a Mario!


Un grande Giorgio Conte a Parma

Ha avuto luogo il 21 giugno, nella suggestiva cornice di piazzale San Francesco a Parma, l'annunciato concerto di Giorgio Conte, accompagnato da tre musicisti di valore, Alberto Parone, Alberto Malnati e Alessio "Ciccio" Graziani. Il chansonnier astigiano - verve sardonica inimitabile e consueta finezza esecutiva - ha proposto un campione delle sue splendide canzoni, da Cannelloni a Una giornata al mare (quest'ultima in un'interpretazione di grande intensità, da brividi), passando per De Profundis, Te lo farei notare, L'angiulillo ecc. ecc.. Concerto denso e pastoso, teatrale, faceto e apicale, come sanno essere i testi e le musiche di mastro Giorgio. Pubblico clamans.
 

Non truffateci, se potete e Incidentalia, le più recenti fatiche di Roberto Brivio

E' uscito per i tipi dell'editore Gelmini il libro di Roberto Brivio e Andrea Ancona Non truffateci, se potete. Vi si tratta, scrive Roberto, delle "truffe in cui si può incorrere nella vita quotidiana, romanzate in uno spaccato-verità sulla vita operaia milanese, con prefazione di Don Mazzi e postfazione di Luciano Lutring".
Il volume, di notevole interesse sociale, oltre che spassoso come tutto quel che esce dalla fantasia creativa di Brivio, può essere acquistato online attraverso il sito www.ibs.it

Ad analoga sensibilità risponde Incidentalia, il cd con dodici canzoni sulle "morti bianche" e la sicurezza sul lavoro appena realizzato dall'ex-Gufo.
 

 

Da non perdere: Giorgio Conte a Parma, il 21 giugno

Nell'ambito di Parma Poesia Festival 2009, il 21 giugno alle 22, in Piazzale San Francesco, Giorgio Conte canterà i suoi pezzi per la gioia di aficionados e novizi. Il Festival (che dura dal 18 al 24) ha un ricco programma di concerti, conferenze e  readings:  tra gli altri il 19 si esibirà Nanni Svampa nel suo Concerto per Brassens e il 24 ci sarà l'anteprima nazionale della piecè dickinsoniana interpretata da Milena Vukotic. Il sito della manifestazione è www.festivaldellapoesia.it

 

 E' uscito  Anni affollati. L'Italia e i cantautori 1973-1983 di Mario Bonanno

Mario Bonanno è uno dei più autorevoli specialisti della canzone d'autore in Italia e i cultori del genere ne conoscono l'ampia produzione libraria e l'ottimo lavoro che svolge alla direzione della rivista Musica & Parole. In linea con tali premesse si presenta l'ultimo suo volume, Anni affollati. L'Italia e i cantautori 1973-1983, da poco uscito per i tipi dell'editrice Bastogi. Si tratta di un testo agile ed esauriente nel contempo, ma i suoi meriti non finiscono qui, potremmo aggiungere: la scelta dello span temporale, un decennio fatale per l'Italia, dall'anno critico 1973, quello che si chiuse con l'austerity delle domeniche senz'auto, al 1983, "profondo Ottanta" lo definisce l'autore, l'anno che consacra - il verbo è forse troppo alto, dovremmo dire idolatra -  quell'effimero che poi, paradossalmente, si è stabilizzato invadendo la vita della nazione;  l'andare al sodo, con l'analisi dei singoli album sul piano dei contenuti, senza indulgere a un biografismo spesso organico allo star system; la rivalutazione - in qualche caso il dissotterramento artistico - di autori che il mercato aveva emarginato o negato, a volte anche per motivi politici (ecco allora i nomi di Cavallo e Bassignano, oltre a quelli di Zenobi, Manfredi, Rosso) .
Si dice, in questi casi, un libro da non perdere. Be', in questo caso è davvero così, per l'opera di redenzione storica che Bonanno ha compiuto in dura contrapposizione allo squallore dello star system 


Giorgio Conte (e Guido Gozzano) alla Fiera Internazionale del Libro di Torino

Ha debuttato in grande stile al Teatro Alfieri di Asti il 21 aprile. Ora il "dialogo" tra Giorgio Conte e Guido Gozzano approda alla XXII Fiera Internazionale del Libro, a Torino. Il 17 maggio, ore 20, nella Sala Azzurra, si terrà E'questa l'ora antica torinese". Come ha detto Conte nell'intervista che uscirà su Musica & Parole, si tratta di "poesie sue (di Gozzano) musicate da me. E' una pièce lieve, un gioco creativo tra me e il poeta delle farfalle". Un appuntamento da non perdere. Con Conte, per la regia di Luciano Nattino, ci sono Claudio Rossi (al violino) e Alberto Parone (alle percussioni). "Dall'etere e dal passato - aggiunge Conte - arriverà la voce di Umberto Broccoli"
Altro importante appuntamento con Conte è quello di Open Event a Monte San Savino (Ar), che si terrà a luglio e si chiuderà proprio con un live del maestro astigiano. Il programma di Open Event 2009 è online su www.open-event.net  

 

Solidarietà del "Club Gastroresecati" di Zombrio Val Carusa al cardiosuonato

Informato della piega clinica assunta da questa sezione del sito (durante un picnic spartano del Misery Club International, a base di grissini, sottaceti e acqua di rubinetto che fa meglio di quella in plastica), Culvo Zecco-Ulceri, capo del Club Gastroresecati di Zombrio, ci ha scritto queste belle parole:

      "Caro amico, ella non è - almeno per ora - della nostra truce tribù, ma ci auguriamo che con tutti i farmaci corrosivi che sta assumendo ella possa, in tempi ragionevoli, trovarsi nelle condizioni per divenire un gastroresecato di tutto rispetto. Meno stomaco, più anima: questo è il nostro motto spirituale, con il quale idealmente l'accogliamo fin d'ora tra noi"

La missiva era sottoscritta da tutti i membri del Club: Stelia Magrini, Laerte Tescullo, Poltilio Gozzi detto "il Formica", Nuccia Schelli, Pino Cicala, Slim Ramino, Susy Calozza, Don Lucio Anguilla, Memo Filostorchi, Vulno Lo Martire, Biffo Polverini e Carlo Maria Vermizza.
Il Vermizza ha voluto allegare una dieta, da lui stesso divisata, per cardiosuonati miranti alla gastroresezione: la riportiamo per dovere di cronaca, ma non ci sentiremmo di consigliarla a chicchessia: mattino, due etti di fois gras e quattro di  nduja - specialità suina calabra - con panna e grappa friulana (quantità a piacere); mezzodì, pappardelle al cinghiale (quantità a piacere), trippa (q. a p.), dolce al mascarpone (con moderazione, non più di quattro etti);  sera, minestra di cotiche e lardo (q. a p.), zampetti di lattonzolo al cognac (non più di dieci-dodici pezzi), torta al sanguinaccio (q. a p.).
 

Vita burlona, infermiere sorcine e un mastro sciamano

Non fai in tempo a dire (vedi sotto): "Brivio, Ascolini e Moramarco saranno ospiti a...", che all'ultimo dei tre il cuore fa uno scherzaccio. E allora pronti soccorsi dove trovi anche chi ti rimprovera perché pretendi di star male, palloncini  ("...dove vanno a finire i palloncini?, cantava Renato Rascel) che un abile chirurgo ti fa salire lungo i vasi sanguigni, montagnole di farmaci salvifici e stranianti, infermiere gaie che si rivelano sorcine della prima ora (eh sì, Renato Zero ha una cifra paramedica), altre algide e dalle movenze da mannequin (chi le ha messe lì?, sembra che i malati diano loro fastidio), medici in gamba, altri che ti fanno capire che prima ti levi dalle balle meglio è per l'economia del tutto (e dell'azienda ospedaliera in primis), amici che non si facevano vivi da diciannove anni e ora esercitano un quotidiano voyeurismo clinico, altri che sanno esserci e testimoniano solidarietà umana, o amore di Dio, incursioni mentali di antenati, figli angelici e parole che echeggiano, che ti accompagnano anche mentre un barelliere incallito ti scorrazza di qui e di là, per corridoi tristi di neon, parole salutari come quelle che Giorgio Conte, l'inimitabile chansonnier, aveva riservato ad Allucinazioni amorose (meno due) - e in particolare a Canzone d'inverno - proprio alla vigilia del cardioscherzo. Un grazie di vero cuore anche al mastro sciamano

 

Gufologia al Festival Open Event di Monte San Savino (Arezzo)

Roberto Brivio, Andrea Ascolini e Michele Moramarco saranno ospiti a Open Event 2009 (evento accreditato presso il Festival del Cinema di Venezia), in programma a Monte San Savino, Arezzo, dal 10 al 19 luglio p.v.
Sotto la guida di Roberta Cappellini, saggista di valore, il festival - che ha come tema quest'anno Metamorfosi: il viaggio dell'anima - vedrà la partecipazione, fra gli altri, di Gabriele La Porta, Danilo Rea, Andrej Tarkovskij jr., Lino Patruno e Giorgio Conte, che terrà il concerto di chiusura. A Gufologia, invece, il compito di aprire il side teatral-musicale di Open Event, la sera del 10 luglio nel Teatro "Verdi" della stupenda località toscana. Il sito del festival - cinematografico, musicale e gastronomico - è www.open-event.net

 

La Listrani lascia Galluzzo:  "bruxava troppo"

Dispiace sempre sempre parlare di argomenti come questo, ma ci corre l'obbligo di coscienza di informare i visitatori del sito che Vera Listrani e Tony Galluzzo, pervenuti a coniugio tramite il nostro MDA in similpergamena (vedi sotto), si sono ben presto separati. E' stata Vera ad andarsene, lamentando l fatto che Tony "oltre a russare, bruxava troppo". Il buonuomo, cioè, durante il sonno, suole sfregare tra loro le arcate dentarie con veemenza, sferragliando "a mo' di certi treni arrugginiti", spiega Vera con idioma poetico. "Non ce la facevo più", aggiunge, "avevo tremori, mi schermivo, sognavo ossessivamente Bruxelles".
Galluzzo l'ha presa malissimo, pare si sia scardinato l'intera dentiglia e l'abbia poi inviata in busta sigillata al nuovo recapito della Listrani, a che pro non s' è ben capito
 

Un libro da leggere: Inseguendo il vento della libertà, di Fabrizio Montanari

Fabrizio Montanari è un giornalista e uno storico che si è occupato in vari libri di figure - soprattutto femminili -del movimenti socialista, anarchico e repubblicano. A dicembre è uscita l'ultima sua fatica, Inseguendo il vento della libertà (Compograf, Reggio E. 2008), che fa rivivere in un intreccio avvincente le storie di Camillo Berneri, Pietro Montasini e Torquato Gobbi, esuli dall'Italia durante il fascismo. E' l'anarchico Gobbi, un personaggio refrattario, da molti considerato bizzarro, il fulcro della storia, quel Gobbi generoso e dolente, suicida per depressione nel lontano  Uruguay, malgrado la grande amicizia di Luce Fabbri (di cui Montanari ha tracciato un profilo molto efficace e toccante in un altro suo volume, Libertarie). Alla sua si collegano, nel coinvolgente collage di Montanari, le storie di Berneri, ucciso da stalinisti nella Barcellona della guerra civile spagnola, e Montasini, già repubblicano, poi comunista riparato in Russia e lì sparito intorno al 1935, come altri comunisti europei, durante una "purga" staliniana. A colpire, nel lavoro di Montanari, è l'immediatezza, mai sciatta, con la quale raccoglie e ricompone quei frammenti di vita e la cifra umana che fa risaltare in essi. Insomma, si tratta di un libro di saggistica e narrativa insieme, di lettura gradevole e arricchente.

 

 E' uscito il numero 6 di Musica & Parole

Inizio d'anno scintillante per la rivista diretta da Mario Bonanno e accreditata oggi come la più qualificata nel campo della canzone d'autore. La sezione monografica del sesto numero è riservata a Roberto Vecchioni, con la consueta ricognizione a 360° della sua produzione in ogni sua cifra stilistica. Il Tema del volume è: "Di cosa parliamo quando parliamo di canzoni?", domanda tutt'altro che ovvia alla quale rispondono, con interventi e interviste, alcuni nomi del panorama musicale quali Ivano Fossati e Franco Battiato, nonché - tra gli altri - il critico Ernesto Assante e il filosofo Manlio Sgalambro. La rubrica Tracce propone un intervento di Sebastiano Ferrari su Nel blu dipinto di blu, dopo le celebrazioni del cinquantenario, e un'intervista con l'inossidabile Guccini.  Molti altri spunti ottima caratura per questa rivista diretta con intelletto d'amore da Bonanno e pubblicata, certo non a caso, da un poeta qual è Angelo Manuali (Bastogi Editrice Italiana). 
 

La prof. Biagina Mailli fonda la "Pia Confraternita Possessori di SUV" (PCPS)

A Zombrio Val Carusa, un'insegnante dell'Istituto "A. Casaccio", Biagina Mailli, ha fondato un gruppo che non mancherà di vivacizzare ulteriormente la già fervida vita culturale valcarusina. Si tratta di una confraternita che si definisce cristiana e lega i proprietari di Suv (o fuoristrada che dir si voglia) in un empito di "pietas": i membri del pio ente si riuniranno l'ultimo sabato sera di ogni mese sui loro Suv per leggere la Bibbia, ma la particolarità sta nel fatto che per statuto potranno partecipare anche non-possessori di Suv, meglio se indigenti, i quali verranno caritatevolmente ospitati a bordo dei comodi veicoli da membri PCPS. Qualcuno - estraneo alla congrega - avrebbe suggerito di vendere i Suvs donando il ricavato ai poveri, e si dice che la Mailli, con voce stridulo-cantilenante, avrebbe dato in escandescenze.  Suv...via, siora, non se la prenda!
 

The Temple of Humanity di Harm Timmerman

Ci ha scritto il musicista olandese Harm Timmerman, docente all'Università di  Stenden nonché produttore dell'ensemble Freestone. Timmerman ha composto The Temple Of Humanity, sorta di concept album ispirato al simbolismo massonico, ma - diversamente da Masonic Ritual Rhapsody - di fattura progressive , con tinte classiche e jazz disperse nel tessuto del lavoro. Il progetto di Timmerman, che è in process, merita di essere conosciuto: brani di The Temple of Humanity si possono ascoltare su su youtube; per informazioni specifiche, v. www.free-stone.org Timmerman ha espresso l'auspicio di una collaborazione, in un prossimo futuro, con le edizioni Bastogi
 

Un sito di servizio (divino)

La musica si fa in tanti modi, anche con le parole, i gesti o i colori. E la preghiera del cuore è pur sempre musica. Per questo, è un piacere musicale navigare nel sito www.guruji.it allestito da Guido Da Todi, maestro di kriya yoga e studioso della tradizione universale.  Guido vi ha raccolto tracce e segnali del lignaggio che in Occidente fu introdotto da Paramahansa Yogananda, ma - proprio in omaggio allo spirito universalista dello yogi autore della mirabile Autobiografia - ha inserito nel suo sito voci del sacro notevolmente diverse tra loro, dalla Bhagavad Gita ai Vangeli gnostici e al Corano. Non mancano le tracce audio/video, pure molto rare, ad esempio la breve ripresa di Shri Yukteshwar dentro il suo  ashram, e  una seduta di rilassamento guidata (Guido da Todi ha consuetudine con la multimedialità, avendo prodotto anche in dvd le proprie opere). Insomma, www.guruji.it è un ottimo sito di formazione e di servizio spirituale.  Lascia al navigatore una scia di luce azzurra, che ben si sposa al canto delle Upanishad: Tamaso ma jyotir gamaya... dalla tenebra conducimi alla luce. Un auspicio finale, che è quasi una certezza: quello si vedere presto in www.guruji.it una selezione degli inni di Zarathushtra
 

Le immagini lievi e abissali di Mauro Salati

Dal 1 gennaio 2009 questa pagina ospita i disegni di Mauro Salati, un creativo che si richiama a un surrealismo plastico e geometrizzante, con accenti metafisici e realistici intrecciati fino all'irriconoscibilità. Dove finisce l'iper-reale e dove comincia l'Oltre? E' questa la stimolante sfida di Salati, per chi desideri o pretenda decifrare la sua opera, fino a oggi rapsodica, occasionale, ma meritevole senz'altro di una prospettiva sistematica. A Mauro un grazie per la collaborazione e gli auguri di un fecondo 2009
 

Gufologia il 5 dicembre a "Parma Lirica"

Si è tenuto il 5 dicembre, presso il Circolo "Parma Lirica", lo spettacolo Gufologia con Roberto Brivio, Grazia Maria Raimondi, Federika Brivio, Andrea Ascolini, Michele Moramarco (e Mimmo Pedrini, ai suoni e alle luci). Oltre a monologhi e sketches magistralmente interpretati dalla premiata ditta Brivio-Raimondi, sono state eseguire numerose canzoni dei Gufi (tra le altre, Giù col morale, Binario morto, Vampira tango, A l'era sabet sera, Vorrei tanto, Marat e Non spingete...) e sono stati proiettati spezzoni tvideo d'epoca con Il neonato, Io  vado in manca e altri classici. Caloroso il riscontro di un pubblico composto per lo più buona da cultori dei Gufi (con una simpatica eccezione, un signore che sperava fosse in repertorio Il cielo inuna stanza di Gino Paoli). Squisita l'ospitalità da parte dei dirigenti del Circolo, ai quali va un ringraziamento particolare

 

Prima conferenza pubblica del circolo "Ursus" di Zombrio Val Carusa

E' prevista per domenica 14 dicembre alle ore 18, presso la sala civica "Guazzi" di Zombrio Val Carusa, la prima conferenza pubblica del circolo maschilista "Ursus", fondato due mesi fa da un gruppo di mariti, ex mariti e putti vocazionali (tra i soci fondatori: Leo Di Manzo, Titanio Lanzotti,  Erio Culzoni, Nanni Magliulo, Carmelo Breon, Zaccheo Tosti) L'oratore designato è Decio Martoni, che intratterrà l'uditorio sul tema Più spazio alle donne: allarghiamo le cucine
 

L'arte neopop di J.B.Cacca per la copertina di Gesbitando

E' già al lavoro, J.B. Cacca. Instancabile realizzatore di soluzioni creative basate su forme e colori estratti dal computer, ma poi applicati volentieri alla natura, alle persone, ai paesaggi e ai sogni, il nostro amico - che ha ideato le copertine di ambedue i cd sfornati da Moramarco/Ascolini - sta ora progettando il design del terzo, Gesbitando, che dovrebbe essere ultimato entro la fine della prossima estate. E in questo caso il Cacca, con una visione di estrema semplicità, dà il meglio di sé come esponente - forse potremmo dire: pioniere - di uno stile neopop che rivisita alla luce delle tecnologie attuali certe intuizioni di Peter Blake e di tutto il gruppo dei designers pop inglesi anni '60. La schiettezza dei lavori del Cacca, appaiata all'entusiasmo che emanano, crea gioia. E ci sono prove di ciò: l'amica Mary ci diceva ierlaltro  che quando guarda su youtube le immagini di Oltre ogni oltre le si rallegra il midollo. Bene! Un plauso al Cacca, che è anche terapeutico, e un augurio alla sua neopop art.
 

Rinviato lo spettacolo Gufologia al circolo "Parma lirica".                                            

A causa dell'estemporanea nevicata che ha creato non pochi guai al sistema dei trasporti, la serata di Gufologia programmata per oggi 28 novembre alle 21, presso il salone del circolo "Parma lirica" è stata rinviata a breve. Lo spettacolo vede Roberto Brivio affiancato dalle attrici Grazia Maria Raimondi e Federika Brivio, nonché da Michele Moramarco (chitarra/tastiere) e Andrea Ascolini (sax/synth a fiato). Il circolo "Parma lirica", fondato nel lontano 1970, ha una storia di tutto riguardo nel panorama degli allestimenti musicali  e teatrali - non solo lirici, va da sé - della città emiliana. La sinergia Brivio-Moramarco ebbe inizio nel 2002, con una serata al club Itineraria di Milano, presieduto da Roberto Carusi (autore teatrale rappresentato più volte da Brivio già ai tempi del "Refettorio" che lanciò Marco Messeri e Maurizio Micheli) e proseguì con lo spettacolo di ferragosto al Teatro "Ariberto" di Milano (2004) e la collaborazione al laboratorio musicale dello "Iodi" di Reggio Emilia (dal 2006 al 2008), in occasione del quale Andrea Ascolini si associò all'impresa.

 


"Oggi peggio di ieri, ma meglio di domani"


Detta così, magari anche con tono volitivo, sembra un'affermazione ottimistica. Ma se uno legge bene, vede che è tutt'altro. Mirando Glaubanzuto (v. sotto), reduce da un'afta suina, lo ha proposto - in netta polemica col Presidente del Consiglio in carica, che predica ottimismo a ogni costo - come motto del Misery Club International nel corso dell'ultima cena sociale del benemerito sodalizio. E l'ha spuntata, sia pur per un solo, misero voto, sulla proposta del presidente Wolmer Ghidozzi che era tratta da un aforisma di Woody Allen: "Sono così sfortunato che se ci fosse la gara a chi è più sfortunato arriverei secondo."
 

Gozzano masquerade di Ludovico Parenti, ovvero: leggere teatro e vedere poesia

E' uscita per i tipi di Aliberti l'ultimo libro di Ludovico Parenti, il geniale poeta e autore teatrale - si sono cimentati coi suoi testi attori del calibro di Ivana Monti, Massimo Venturiello e Edoardo Siravo -  che ci onorò scrivendo la presentazione di Allucinazioni amorose (meno due) per il booklet del cd. Il titolo di quest'opera teatrale è Gozzano masquerade, e la prima osservazione che vien da fare, al riguardo, è che - come ha notato lo studioso gozzaniano Giorgio De Rienzo - essa risponde a criteri di validità e originalità nei riferimenti storico-biografici. Ma, va da sé, il merito di Gozzano masquerade è un altro: è quello di saper evocare, ed evocare, poi, un tempo dell'anima eternamente presente ma perlopiù nascosto, quello crepuscolare, fatto di esistenza nuda o sfinita, vulnerabile e, in quanto tale, eroica.
Parenti si immerge senza remore nella luce spiovente in cui ha luogo l'intreccio crescente di eros e thanatos (mirabili i suoi versi messi in bocca a Guido e dedicati ad Amalia a fine libro), negli aromi  indiani inalati dall'ultimo Gozzano (che in Parenti avranno resuscitato forse i  conati vitalistici di un certo Pasolini ne L'odore dell'India), in un Novecento preso dal celebrarsi disperato di un avvenire che pare più un fantasma del passato, avvolto dalla percezione dilatata cara all'animus crepuscolare, animo infantile e agonico,fetale come in Corazzini.
Nelle pagine intense e delicate, come sempre, di Parenti,  si legge teatro in senso anche materico - sì, si leggono palchi, poltrone laccate, polvere, scenografie liberty, un sipario scarlatto con le frange argentate) e si vede poesia in atto. E qui ci fermiamo, come si deve, lasciando il resto al lettore, ma con una postilla senza pretese, ancorché forse arbitraria: Gozzano masquerade è l'apoteosi infantile di Ludovico, racchiusa in una citazione di Gozzano, perlata di nuova innocenza: "Mi aveva baciato/come si bacia un uccellino in gabbia"
 

La musica di Moramarco e Ascolini alla radio belga Canal 44

Presentato da Françoise, il cd Allucinazioni amorose (meno due) ha fatto capolino a Radio Canal 44 (www.canal44.be) di Wauthier-Braine. Tra l'altro la presentatrice afferma: "... Michele c'est choisi la musique pour compagne dès sa jeunesse. Ses muses sont les femmes, surtout les femmes absentes....Il a, effectivement, le culte de la parole juste...". Parole di apprezzamento anche per il lavoro di Ascolini, che ha collaborato in guisa decisiva agli arrangiamenti di molti brani, "vestendoli" - l'espressione è sua - come si doveva

 

Il premio Carusone assegnato quest'anno a Mirando Glaubanzuto

Il premio Carusone, che l'assessorato alla cultura di Zombrio Val Carusa assegna al cittadino distintosi per incremento ponderale durante l'estate, è andato quest'anno al Mirando Glaubanzuto, che negli ultimi tre mesi è aumentato di trentotto chili degustando prodotti tipici (in particolare: ranzola di maiale e gozzo d'oca farcito di lardelli). Il premio vuole appunto promuovere la gastronomia carusina. Certo, i rischi non mancano, sul piano delle patologie viscerali e cardiache. Ma i notabili del Comune hanno pensato anche a questo, istituendo un secondo premio, quello di martire lipidico, che va a chi ha subito danni o è deceduto per eccessi nel delibare le ghiottonerie locali. Glaubanzuto ha fatto l'en plein, ricevendo anche il secondo riconoscimento dopo essersi accasciato sul selciato del piazzale antistante la Casa Comunale (per fortuna non è niente, se la caverà con un paio di bypass)


Buon jazz tradizionale al femminile: Melissa Collard

Abbiamo scoperto un'ottima cantante (nonché chitarrista) americana che interpreta al meglio il patrimonio degli standards jazzistici degli anni 30-40, e non solo. E' Melissa Collard, con la quale vale davvero la pena fare conoscenza su youtube (dove figura come guitaress) e nel suo sito, www.melissacollard.com, in cui si tovano i dati del suo cd Old Fashioned Love
 

 

Si è costituita della Federazione Sciamanistica Italiana (FESCI) -  Lo stationing alle prossime Olimpiadi ?                                                                                                    

E' notizia di pochi giorni fa. Presso il bar di Zombrio Val Carusa si è costituita la Federazione Sciamanistica Italiana. Lo sci a mano è uno sport nato proprio in quel di Zombrio, e consiste - come si comprende dalla definizione - nell'infilare le mani anziché i piedi negli sci e poi procedere carponi su un percorso regolamentare di quindici chilometri. E', insomma, uno sport di resistenza. Ora il presidente della FESCI (questa la sigla adottata del neo-costituito organismo sportivo) presenterà istanza al CONI perché la nuova disciplina sia inclusa tra quelle riconosciute dal Comitato.
Una buona notizia per i sedentari. Il loro sport, lo stationing - ideato nel 1993 da Ezio Furano - verrà proposto per l'inclusione alle Olimpiadi di Londra del 2012. Lo ha annunciato lo stesso Furano in una conferenza stampa, spiegando come vi siano buone probabilità di accettazione da parte del CIO. Per chi non lo sapesse, lo stationing consiste nell'assumere - a scelta - una certa posizione e mantenerla senza muoversi, restando immobili per il maggior tempo possibile. Due giudici di gara - uno deputato all'osservazione di testa, tronco e braccia, l'altro a quella di gambe e piedi - assegnano un punteggio a ognuno dei due contendenti, che si cimentano diacronicamente, uno dopo l'altro. Vince colui il quale è rimasto più a lungo nella sua stazione senza muoversi in maniera percettibile. Il tempo di gara è un'ora e mezza.


La signorina Eva, l'infermiera Susy e lo Scarparo: uno sguardo al mondo creativo di Nerio Pantaleoni                                                                                                               

Nerio Pantaleoni, bolognese, è un'autorità internazionale in campo stomatologico e ortodontico, nonché uno dei più noti teorici del metodo antropometrico. I suoi testi scientifici, ormai dei classici, sono adottati in varie scuole di specializzazione universitaria. Ma da medico umanista, appassionato di tradizioni iniziatiche, di storia e anche... di goliardia, il nostro si è cimentato nelcampo della narrativa, con una serie di racconti editi negli ultimi anni dalle edizioni Saccardin-Martina (www.edizionimartina.com). Si tratta di storie surreali e umoristiche, radicate nella sua esperienza scientifica e professionale riletta in una chiave "magica", e sempre paradossale. Ecco allora che in Biprotrusione fantastica il nostro ripercorra la terapia ortognatodontica con Eva, una giovane donna, che nel finale davvero fantastico e insospettato del racconto si rivela uscita da un celebre dipinto di Lucas Cranach.
Pantaleoni ha abilmente incistato un dettaglio osservato nel dipinto in un plot che solo alla fine risale a quella matrice, coniugando scienza, tecnica, arte e mistero in un solo afflato spirituale (quasi una tautologia, la nostra, se è vero che spirito è anche soffio, afflato).
Esilaranti sono altre due storie, L'imperfetta infermiera del dottor Hilton e Lo Scaparo, grande genio. La prima è una commedia in tre atti che vede protagonista Susy, una assistente odontoiatrica dalle dubbie qualificazioni, più vocata a compiacimenti narcisistico-edonistici che alla professionalità. Tratta i pazienti a pesci in faccia, ne combina di tutti i colori in un tripudio di pressapochismo e distrazione: andrebbe consigliata, questa pièce teatrale , a chi è in sala d'attesa dal dentista, servirebbe, con la sua levità, a dissacrare un'attesa a volte greve. Lo Scarparo, grande genio, è invece una sferzante satira sui guai che produce l'idea di media aritmetica quando viene applicata a una umanità che, tanto sul piano corporeo quanto su quello mentale, è irriducibile a standards totalizzanti (anche se la società dei consumi è quasi riuscita a omologarla). Il breve racconto di Pantaleoni ci presenta un'utopia ortopedica nella quale tutti devono portare il 39 di scarpe oppure sottoporsi a improbabili trattamenti per l'accorciamento o l'allungamento dei piedi, in un delirio uniformante che si estende poi dai piedi all'intera complessione umana e genera B... no, non lo diciamo perché il guizzo finale va gustato in prima persona.


Allende Lon? ... non è possibile, anzi lo è 

Qualche giorno fa passeggiavo in periferia, quando incrociai una conoscente che mi salutò e si mise a camminare con me. Passiamo davanti a via Salvador Allende e questa, guardando la targa toponima, dice: ma chi è questo qua? Allende Lon? E faceva sul serio. No comment. La prossima volta che la incrocio dico scusa, ma vado di fretta; devo dare il mangime ai criceti


 L'arte magistrale di David Parenti

Sono passati alcuni mesi, ma resta viva la memoria dell'ultima personale di David Parenti nella Rocca dei Boiardo a Scandiano. Si è trattato di un'antologica davvero imponente, nella quale David - figlio del poeta e autore teatrale Ludovico, per gli amici Vico - ha raccolto una scelta rappresentativa dei vari passaggi della sua arte eclettica. Maestro di svariate tecniche, David ha raggiunto una cifra personale di pregnanza assoluta nei ritratti a matita, rielaborati da fonte fotografica. Esordì con la serie su Pier Paolo Pasolini nel 1995, continuando con quella su Federico Fellini (2003), che iniziò il proprio iter espositivo dal leggendario Grand Hotel di Rimini per proseguire a Roma, Bologna, Parigi ecc, con eccellenti riscontri di critica.
A colpire, in queste opere, non è soltanto la tecnica fine ed elaborata, da moderno certosino, ma ancor più l'abilità nel trasfigurare immagini fotografiche, pur già pregiate, in ritratti  viventi, dotati di dinamismo nuovo, insospettato, e soprattutto sottilmente fisico, come se i tratti di matita fossero linee di quello che Steiner chiamava corpo eterico, l'intelaiatura formale dell'individuo, e cogliessero - rinforzandolo - lo specifico visuale di ogni persona/situazione rappresentata. Ma per capire l'arte del nostro sarà bene visitare il suo sito,  www.davidparenti.it
, non dimenticando di entrare nello showroom.
 

Il mistero del campanello

"...quando l'amore viene il campanello suonerà...".  E' un fatidico verso di Finché la barca va, cantata da Orietta Berti. L'autore delle parole - Panzeri - era noto per una certa tendenzaall'esoterico nei testi ("Tipitipitipiti dove vai? Tipitipitipiti, cosa vuoi?..."),  ma il verso del campanello ha davvero inquietato - e continua a inquietare - pubblico e critica. Il campanello, un trillo, un brivido... Ma di quale campanello si tratta? Forse di un campanello mentale, che si metterebbe a squillare in sincronia con lo sbocciare di un impulso amoroso, nel qual caso l'innamoramento sconfinerebbe in blanda allucinazione uditiva? O si tratta del campanello di casa, presumendosi che la persona innamorata - magari sconosciuta - si dichiari a domicilio? O perché quelli del piano di sotto, stanchi di sentire del baccano, vengono su a dire: "Allora, lei e la sua amica, la volete smettere di rompere i c......?"
Non lo sapremo mai, certe parole chiedono che si rispetti il velo con cui il loro autore le ha circondate. Come non sapremo mai chi o che cosa risponda al nomignolo, in apparenza tanto innocuo, di Tipitipitipiti.


Per i cultori dei mitici Gufi

Capita abbastanza spesso che ci venga chiesto da qualcuno - forse non familiare con il web - come trovare i dischi dei Gufi. Segnaliamo allora che nel 2004 la EMI, meritoriamente, ha ripubblicato l'opera omnia. Consigliamo vivamente ai gufofili di non perdere una simile occasione e, all'uopo, di connettersi con www.emimusic.it
Se poi qualcuno vuole ascoltare le canzoni gufiche live, ricordi che Roberto Brivio, nello spettacolo Gufologia, ne esegue sempre almeno una ventina, alcune fisse, altre a rotazione

 

Una grandiosa idea congiunturale: la pizza alla porco giuda

Tempi di recessione, si sa, ed ecco che pare ci sia un'indicazione bipartisan volta al risparmio sui pasti. Molti italiani hanno rinunciato al ristorante, pochi alla pizza. Forse è per questo che è trapelata, dal sottobosco politico, una idea che potrebbe garantire ulteriore continuità al consumo dell'antico piatto popolare partenopeo: la pizza alla porco giuda. Si tratta, in buona sostanza, di utilizzare residuati di cibo (torsoli di mela, frattaglie, briciolame, cascami di verdura, mangime per gatti ecc.) e di porli sull'impasto prima che entri in forno. I risultati paiono sorprendenti: il torsolo, ad esempio, viene sublimato dalle alte temperature e perde molto della meschinità estetica che lo caratterizza a freddo. L'arte di arrangiarsi è inesausta. Da notare che la pizza "alla porco giuda" non verrà inclusa nei menu delle pizzerie, ma avrà un corso esclusivamente domestico. Si sarà dunque certi che il torsolo arrostito sarà quello che si è abbandonato nel piatto uno o due pasti prima, e non quello relitto da altri.


Lugliognu, perché no?

Se lo è chiesto, nel corso di una riunione degli intellettuali del Bar di Zombrio Val Carusa, il perito  agrario Gemente Brizzan, con un ragionamento che in effetti non fa una piega: "Se a diciotto anni sei maggiorenne, perché a diciassette non potessi essere (sic)  apriledaini,  a diciannove lugliognu e a venti, magari, agostoyak?".
C'è voluta una mezzora perché i membri del gruppo cogliessero la incredibile intuizione del Brizzan, ma poi è stato uno scroscio deliriaco di applausi e il geom. Lio Tarlani ha proposto una mozione, tosto approvata per acclamazione dagli astanti, in cui si invita l'Accademia della Crusca a introdurre tali neologismi nel vocabolario della lingua italiana
 

La fotografia di Luciano Burani

Nell'introduzione al catalogo di Altre realtà, Renato Barilli elogiava della fotografia di Luciano Burani la cifra magrittiana e quel nitore metafisico applicato alle cose che caratterizza, oltre alle creazioni fotografiche, anche le animazioni sperimentali del nostro. Rendere misterioso l'ordinario, estrarne un' essenza inattesa, ecco una delle possibili chiavi di lettura di immagini che siamo onorati di ospitare anche in questo sito. Ma vogliamo citare lo stesso Burani, riguardo la sua visione dell'arte fotografica:

           "Sono indirizzato a creare fotografie più o meno come un pittore crea il proprio quadro: inventando una scena e cercando di ricostruirla. Prerequisito principale è che l'immagine sia realistica e interessante, ma anche - possibilmente - il meno prevedibile.
           Quali sono le caratteristiche di una buona immagine?
           Penso che una buona immagine sia come l'inizio di una storia avvincente: deve essere godibile e recare in sé un "segreto" che la renda fruibile a più livelli d'interpretazione. Idealmente, l'osservatore non guarda l'immagine, ma
dentro l'immagine.
             L'immagine ideale è quella che, dopo essere stata osservata con attenzione, richiama - magari dopo che altre sono state visionate - l'interesse dell'osservatore: spinge, dunque, a percepire quanto in essa vi sia ancora da scoprire"

Ruggero Leoncavallo: un bel libro, un bel cd

E' la biografia di Ruggero Leoncavallo scritta dal giornalista Mauro Lubrani e dal pianista Giuseppe Tavanti. Il titolo è Ruggero Leoncavallo. I successi, i sogni, le delusioni, l'edizione - del 2007 - di Polistastampa (Fi). E' un volume che si lascia leggere con interesse e fluidità, ben documentato e non meno empatico: non è un caso che Tavanti diriga l'Accademia Musicale Leoncavallo con sede  a Borgo Buggiano (PT), ed è a lui che si deve l'esecuzione di dodici brani pianistici raccolti in un cd allegato al libro, una vera chicca. Empatia, si diceva: le vicende di Leoncavallo, snobbato da molti (ma, vale ricordarlo, apprezzato da Gustav Mahler), vengono ripercorse con una partecipazione affettuosa che non perde mai di vista il dovere dell'obiettività e le esigenze della critica. Una lettura davvero indispensabile per tutti gli autori di canzoni, che hanno in Leoncavallo un maestro assoluto, ancorché  il cosmopolita musicista  sia stato ben più di questo.
 

E' uscito Fenomenologia del peto di  Curzio Scorzoni!

Dopo tira e molla a non finire, le edizioni  "La Quaglia Perspicace" di Zombrio Val Carusa hanno dato alle stampe il volume  di Curzio Scorzoni Fenomenologia del peto, in cui l'autore esplora detto fenomeno sotto i profili fisiologico, psicologico, patologico, musicale, letterario ecc. Di particolare interesse e rilievo il capitolo sul peto nella storia della pittura e della scultura. Al caro Curzio, gli affettuosi auguri degli intellettuali del bar di Zombrio.


Infortunio all'Emi

Emidio Pierazzoli si è fratturato un polso cadendo maldestramente con la bici durante una gara del Club "Eros Pigozzi junior": al gagliardo amico Emi giungano felicitazioni e auguri di Mariele, Creola, Ivaldo, Giangi, Ermanno, Gina, Poldo, Gregorio, Nullo, Dan, Nunzio, Clemente (ma Stella aggiunge: un'altra volta fai meno il fenomeno), Decio, Manila, Teresio, Lue, Alfio, Meris, Pio, Curzio, Cece, Franz, Gennaro, Ennio, Geo, il Bracco, Gandilio, Yuri, Ulderica e Bepi.
 

Il Treno di Roberto Brivio

Si tratta di un testo insolito, molto bello, di Roberto Brivio e Giorgio Cazzola, una apologia del treno contro il traffico su ruote. E' stato allestito dal Laboratorio musicale/espressivo dell'Istituto "Iodi" di Reggio Emilia. Roberto, oltre a guidare gli alunni nell'allestimento, ha partecipato alla festa d'Istituto. In quella occasione, oltre a Il treno, ha proposto scampoli di Gufologia
 

Ezio Furano multato

Tornando a casa in auto, sere fa, Furano si era tolto, con un automatismo, la cintura di sicurezza. Si trovava a poche centinaia di metri da casa, era ora di cena,  non si vedeva un'auto dico una in giro e lui procedeva ai cinquanta. Ma a cento metri dall'abitazione, una pattuglia di carabinieri ivi appostata - per la prima volta in tutta la storia della località, stando alle testimonianze dei locali - lo fermò e lui, nel goffo tentativo di riallacciarsi la cintura (evidentemente notato dai militi, che altrimenti non si sarebbero accorti dell'omissione), sbandò leggermente, così superando la linea di mezzeria. Il Furano scese dall'auto costernato; il milite che gli aveva intimato di fermarsi gli contestò mancato uso della cintura e marcia contromano. Inutile ogni tentativo di spiegazione, la rivendicazione di essere un automobilista prudente, il reiterato appello "tengo famiglia": multa pecuniaria e scadimento di cinque punti nella patente.
All'amico Ezio vada la comprensione (non disgiunta dall'avvertimento a essere ancora più ligio, la prossima volta) di Vanna, Carmen, Avio, Nuccio, Afra, Herbert, Brenno, Tullio, Lando, Faisler, Sauro, Rocco, Ilva, Sante, Pier Renato, Athos, Olide, Fermo, Greppino, Oscar, Fosco, Arduina, Demo, Klaus, Nerone, Wilder, Attilio, e di tutti gli amici del Circolo "Amici del Suino" di Forcola 
 

Robby Incerti, poeta in agguato

Lo puoi trovare al rinomato ristorante "Da Gianni" di Costaferrata (Paullo), anche perché il Gianni che dà nome al ristorante era suo padre. Non ti negherà un bicchiere di buon lambrusco, qualche verso immediato (Lascia che sia / più che sia sua / un'isola in mezzo al deserto/ il deserto più piccolo che abbia mai visto), qualche aforisma dalle ascendenze cocteauiane-zen (Gli specchi dovrebbero pensare bene, prima di riflettere). Robby è un dietrologo della parola: se a seguito di una sua teoria ti vien da chiedergli -  trovi?, è probabile che ti risponda - cerco!; se invece gli chiedi - dici?, replicherà - penso, prima di dire!; se proverai stremato con un - pensi?, lui arretrerà ancora e dirà - scruto!
Poesie di Robby Incerti sono incluse o citate in siti e testi vari, ma gli amici gli hanno chiesto di fare uno sforzo contro la sua naturale riluttanza e di raccoglierle in un volume. Lascia che sia!
 

Solidarietà ai tassisti o a chi per loro

Si tratta di Visco e del suo staff, che di mestiere fanno sì, rispettivamente, il ministro e gli staffisti, ma che non ci pare improprio chiamare, per una volta, tassisti (da tassa, come si dice statalista da stato, classista da classe, ecc.). Non si è ancora capito bene da chi sia stata voluta la scelta adamantina di pubblicare on line i redditi dei connazionali, ma è chiaro che i più svergognati sono i radical-riches ecc. A chiunque sia responsabile della nobile opzione, va la solidarietà di membri attivi e simpatizzanti della delegazione locale del Misery Club International (una delle più prestigiose associazioni pauperistiche), in particolare di Nevio, Mara, Gualberto, Truman, Nadia, Longina, Manfredo, Learda; Wolmer, Annetta, Romeo, Mentore, Odette, Dirce, Gerbino, Vally, Fioravante, Meo, Oronte, Screzio, Cleto, il Bigio, Rolando, Assunta, Prospero (il nome non tragga in inganno) e Zuma.
 

I Francobolli del Senegal di Antonio Fantozzi


Antonio Fantozzi è un valente artista figurativo, ma con Francobolli del Senegal egli rivela notevoli qualità di narratore. L'agile libro (L'Autore Libri, Firenze 2006) nasce dall'esperienza di Fantozzi come patron dell'ente Xol, attivo nell'aiuto alla popolazione senegalese. E' una narrazione scarna (scultorea, si direbbe), scevra da retorica ma intensamente evocativa. Offre un quadro penetrante e poliedrico della realtà umana di laggiù, incorniciata in sketches di una natura arcaica  dove la parola davvero si fa immagine, forma e colore. Una lettura autenticante.
 

 

Pranzo sociale del Misery Club International: il menu

Riceviamo e pubblichiamo:

Si svolgerà presso la mensa ferroviaria "da Olgher", il 29 maggio p.v., il consueto pranzo sociale  del "Misery Club" cittadino. Presso significa o dentro o, per chi preferisse portarsi la roba da casa, sotto la tettoia; all'uopo, Olgher metterà a disposizione qualche sedia extra. Il menu previsto è il seguente
                    
hors d'oeuvre: capperi ad libitum
                    
primi: spaghetti alle sarde o allo sgombro
                    
secondi: frittatina o uovo strapazzato
                    
dessert: wafer assortiti
Poiché sta attraversando un periodo non proprio facile, Olgher non fa credito: paghi e mangi, se no chi s'è visto s'è visto.
                  Il segretario cittadino del Misery Club International

                                            Wolmer Ghidozzi
 

Un parere qualificato e gradito: il m° Menozzi su Allucinazioni

Tra i primi riscontri al nostro cd Allucinazioni amorose (meno due) c'è quello del compositore e pianista Francesco Menozzi, che vanta, oltre a due diplomi di Conservatorio, una formazione specialistica - di notevole caratura - in musica liturgica. Ai titoli accademici, Menozzi abbina poi esperienze e ricerca nell'ambito della didattica musicale, che fanno di lui un punto di riferimento per insegnanti e operatori .Molto gradito, dunque (sia in quanto proveniente da una fonte qualificata, sia perché non sollecitato), il parere che Menozzi ci ha trasmesso, e che riportiamo - nelle  linee essenziali - di seguito:

"Le melodie scorrono sciolte e spontanee, regalando momenti di inattesa originalità, freschezza e lirismo. L'armonia, mai scollata dal canto, è uno dei punti forti del cd, senza dubbio di alcuni brani. L'influenza dello stile armonico jazzistico, del rock/pop, del musical e della musica colta viene rielaborata con competenza e carattere, trovando un'essenza personale e originale capace di stupire, emozionare e affascinare. La ritmica è sempre al servizio dell'espressività musicale e dei testi, in sintonia con le peculiarità delle varie canzoni, mai troppo frastornante o eccessiva, sempre curata nei dettagli con momenti di autentica finezza musicale. Anche gli arrangiamenti e l'orchestrazione, elementi sostanziali e mai di contorno, sono molto curati. Gli strumenti entrano al momento giusto, ora per scaldare il clima, ora per sostenere il canto e il profilo melodico, ora per continuare temi e frasi musicali, ora per interrompere, contrastare e congiungere i periodi, o per raggiungere più intimità e profondità...."


Decio caccia giustamente la moglie

Decio Martoni si è deciso. Ogni volta che Johnny Depp appariva in tv, sua moglie commentava: "guarda com'è sexy!". A Decio giravano le balle, le diceva che era di cattivo gusto, ma lei niente: "Anche le mie amiche lo dicono, i loro mariti non brontolano", "Decio, ma se Depp è bello è bello, no?" e altre ovvietà. Da notare che Decio si asteneva sempre da ogni commento, allorché sullo schermo facevano capolino stars al femminile, per rispetto della moglie ma ancor più per sottrarsi alla dilagante ginecocrazia.
Martedì scorso non ci ha più visto: stavolta c'era George Clooney; la moglie: "Sexy, altro che!". Decio allora si è messo a urlare ai limiti dell'umano: "Vaff... brutta canchera! insulsa, zoticona, canaglia, cogliona, carogna, pezzo di m., polvere di m. [per darle della nullità], sgualdrona [molto sgualdrina], ignobile, sguallida [sgualdrina+ squallida], puttrida [puttana+lurida], cafona, disgraziata, sozzona, rapa [con rispetto per il vegetale], fogna, fracicona, laida, infame, schifa...".
La moglie ha intuito, tra le righe, che quella era la fine di un matrimonio, ha fatto le valigie e se n'è andata. Ha perso Decio, non avrà Depp.
All'amico di sempre le felicitazioni di tutti i consoci del club ciclistico "Eros Pigozzi junior" e del Comitato "Cani Sciolti": Otello, Rino, Anselmo, Candido, Carlino, Valevole, Urbano, Corinno, Fedele, il Condor (che aggiunge: "dovevi prenderla a calci nel c."), Ellero, Savio, Adriano, Ginnico. 
 

La multicreatività di Françoise Beck

Françoise Beck, autrice di vari testi letterari e saggistici (uno dei quali dedicato ai vini italiani), nonché responsabile di ateliers di scrittura creativa per conto della municipalità di Waterloo (www.waterloo.be), è anche un'interessante pittrice. La sua prima galleria virtuale è su www.populart.com   
                             

Modulo per dichiarazioni d'amore (MDA)

A seguito della triste vicenda di Decio Martoni, e allo scopo di favorire la reintegrazione affettiva del medesimo e di tutti coloro che si trovassero in congiunture analoghe, il Comitato "Cani Sciolti" ha approntato un modulo per dichiarazioni d'amore, definito dal presidente del Comitato stesso, Ellero Mordini, un documento "salvatempo". "Scrivere lettere d'amore è demodè e c'è sempre il rischio di non essere convinti di quel che si è scritto, quindi di volere tornarci sopra, con evidente spreco di tempo. Il nostro modulo, nella sua essenzialità, ovvia all'uno e all'altro inconveniente".
Ecco lo schema proposto dai "Cani":

                  Il sottoscritto A.B., trovantesi nel pieno possesso delle proprie
                  facoltà mentali,
                                                DICHIARA E RIBADISCE
                                        (giurandolo sulla testa dei coinquilini)
                          di essersi innamorato della S.V. a tempo indeterminato
                  e si appella alla S.V. affinché voglia associarsi a lui in regolare
                    matrimonio o, subordinatamente, in convivenza solidale, con
                        divisione al 50% di mutuo/affitto, bollette luce gas acqua,
                  spese condominiali, tassa rifiuti, parcelle idraulico, canone RAI, ecc;
                                                         S'IMPEGNA
                   in caso di accettazione della presente proposta, a contenere per
                   quanto possibile, nel quotidiano, flatulenze orali, peti, emissioni
                 di catarro e via discorrendo, sollecitando la S.V. a fare altrettanto
                      acciocché il coniugio o, in subordine, il qui pro quo abitativo
                        non abbiano, rispettivamente, a spoetizzarsi o a causare imbarazzo
            all'uno o all'altro dei contraenti. Confidando in un tempestivo riscontro
                                          il sottoscritto saluta cordialmente
                                                     e   AMMONISCE
                            preventivamente la S.V., nel caso in cui il coniugio
                                          o alleanza equipollente avessero luogo,
                     a non pronunziare commenti para-adulterini quando in televisione
                             apparissero figure di Suo particolare gradimento
                   e altresì a non prelevare dal frigorifero generi commestibili
                                senza averne ottenuto autorizzazione sottoscritta
                           dal sottoscritto, che provvederà alla sottoscrizione solo
                    dopo essersi accertato che la S.V. non esageri nell'assunzione
                                                       dei generi suddetti
                                  In fede,

                                                           .... firma del dichiarante...

                                                       
     "Ushtā ahmāi yahmāi ushtā kahmāi cīt..."  
                                                             

"Gioia a colui da cui è gioia ad altri...", recita il primo versetto di Gatha Ushtavaiti (Yasna 44:1). E' l'auspicio del profeta Zarathushtra, ispirato da Ohrmazd. E del resto, nelle leggende sulla sua nascita tramandate dai  testi pahlavi si dice che Egli fosse nato ridendo! Tra gli zoroastriani, di conseguenza, l'umorismo, in quanto arma contro gli impulsi depressivi che provengono da Ahriman (la forza brutale e assurda del male all'opera nel cosmo) è un ministero spirituale. Ushta in avestico significa gioia radiosa, beatitudine, ma nella tradizione zoroastriana ha incorporato anche l'idea di allegria, ed è a questa che si connette funzionalmente l'umorismo.

Fioccano le richiesta di  MDA in similpergamena

Da quando abbiamo pubblicato il modulo per dichiarazioni d'amore (MDA), ci sono pervenute 183 richieste della versione in similpergamena. Tra i richiedenti vogliamo ringraziare, per le espressioni di stima e riconoscenza che ci hanno riservato:  Tony Galluzzo, Vera Listrani, Credenzio Marotta, Lucilla Gozzi, Pier Azzio Cacoppio, Romeo Turchi-Malavolti, Jimmy Govoni, Squipzio Fontana, Mentore Lupis, Furio Dorso, la marchesa Virginia Michaela Curva de Mervignon degli Scuri d'Alembert-Sguazzi, Raul Sbarbè, Iolanda Cicalesi, Narcisio Marzano, Mimmo Niccoli, don Seppio Chiappelli, Dimes Passerò, Phil Gutierrez, Maniero Zandominici, Callido Meroni, Vivette Lanuto, Benedetto Lay, Raimondo Tappola, Aimo Scandurra, Chicco Chierchia, Bruno Fogoli, Saverio De' Tonnis, Paul Grossi, Clamidio Canaro, il comm.Vittorio Pozzi-Palazzi, le coiffeuses Tamara & Nadia, Giovanni Piasé, Adolfo Glenni, Garante Profiti; Wilmo Zobbi, Tacito Paroli, Samantha Malacarne.

Roberto Brivio torna alla fiaba

Agli esordi della sua storia artistica, Roberto Brivio - in forze con Cino Tortorella, il mitico mago Zurlì, all"Angelicum di Milano - si occupò molto di allestimenti teatral-musicali di fiabe classiche, e anche al tempo dei Gufi non abbandonò questa bella abitudine, proponendo una lettura in stile cabarettistico de Il gatto con gli stivali di Perrault. Oggi, Roberto ritorna alla fiaba al Teatro "La Scala della Vita" con il Gatto, Alì Babà e i quaranta ladroni e la più recente Perché il treno? Perché no? La favola del cavallo d'acciaio (da un libro di G. Cazzola). Spettacoli  il 22 e il 29 giugno, ore 16, a Milano, in via Piolti de' Bianchi 47

La lettera in bianco

Ce l'ha raccontata la signora Anna, del Ristorante "Da Gianni", e ci sembra geniale.
Un tipo sta leggendo una lettera. Arriva un suo amico e vede che il foglio su cui l'altro è assorto è completamente bianco. Allora gli dice "Scusa, ma cosa stai leggendo? non c'è scritto niente!" "E' di mio fratello, non ci parliamo da due anni".

Piume dello Spirito Santo?

L'altra sera c'era in tv un servizio sulla diffusa credulità in pozioni, amuleti, reliquie improbabili. A un certo punto, hanno mostrato un sito internet nel quale, accanto ai reperti  più ambiti fin dal Medio Evo (frammenti della Croce, schegge del bastone di San Giuseppe, ecc.), si proponeva agli acquirenti una piuma dello Spirito Santo. Ostrega!. Nell'iconografia cristiana lo Spirito è rappresentato in forma di colomba, ma si pensava a un simbolo, o magari a una forma spirituale, a quella che nello zoroastrismo si chiama fravahr (il modello ideale, l'archetipo da cui discende la creatura), ma al volatile tout court  e al fatto che perdesse le piume - o che un commerciante in reliquie gliene avesse strappata una - no.

 

 

Copyright Michele Moramarco 2008